Un adolescente su due chiede aiuto all'intelligenza artificiale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quasi la metà degli adolescenti italiani, un 41,8% per la precisione, ha cercato conforto nell'intelligenza artificiale in momenti di tristezza, solitudine o ansia, mentre una percentuale leggermente superiore, che supera il 42%, vi si è affidata per ricevere consigli su scelte importanti. Questi dati, che disegnano un panorama inedito delle relazioni interpersonali delle giovani generazioni, emergono con chiarezza dalla sedicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio “Senza filtri”, pubblicato da Save the Children in prossimità della Giornata mondiale del 20 novembre. L’organizzazione, analizzando il fenomeno, ha sottolineato come l’IA non rappresenti più un semplice supporto didattico ma si stia configurando come un confidente privilegiato, un punto di riferimento al quale gli adolescenti si rivolgono in anticipo rispetto agli adulti di riferimento.

Un sostituto digitale per le emozioni

Le ragioni di questa preferenza, che vede il 92% dei giovani tra i 15 e i 19enni utilizzare strumenti di intelligenza artificiale a fronte di un più contenuto 46,7% registrato tra gli adulti, sono da ricercarsi in alcune caratteristiche percepite come uniche del dialogo con la macchina. Quasi un terzo di loro, il 28,8%, apprezza la sua costante disponibilità, un fattore non scontato in un’epoca di genitori e insegnanti spesso distratti da altri impegni. A questo si aggiunge, per il 14,5% degli intervistati, la sensazione di essere compresi e trattati con benevolenza, mentre per un ulteriore 12,4% è decisivo il fatto che l’intelligenza artificiale non formulì giudizi, offrendo uno spazio di sfogo privo di quelle remore che talvolta caratterizzano i rapporti con gli umani.

Un equilibrio psicologico a due velocità

Questo ricorso massiccio a un interlocutore digitale si inserisce in un contesto di benessere generale piuttosto fragile e segnato da un divario di genere profondo. Se, infatti, il 60% degli adolescenti si dichiara complessivamente soddisfatto di sé, una lettura più attenta dei numeri rivela una spaccatura netta: i ragazzi esprimono un livello di soddisfazione pari al 71%, mentre la percentuale scende al 50% tra le coetanee. Il quadro che ne risulta, ulteriormente complicato dal dato sugli psicofarmaci non prescritti utilizzati da uno su otto, soprattutto ragazze, mostra come soltanto una giovane su tre possa contare su un buon equilibrio psicologico, contro il 66% dei maschi. Una forbice, questa, che si attesta come la più ampia tra tutti i Paesi europei presi in esame.

Oltre lo schermo: le altre privazioni

La ricerca di un appagamento emotivo attraverso canali digitali si accompagna, per molti, a una carenza di esperienze culturali e fisiche nel mondo reale. Soltanto la metà degli adolescenti, infatti, ha visitato mostre o musei nel corso dell’ultimo anno, con delle percentuali che diventano particolarmente basse nelle regioni del Mezzogiorno. A questo si unisce una tendenza alla sedentarietà che vede quasi un giovane su cinque non praticare alcuna forma di attività fisica, un dato che completa il ritratto di una generazione che, sebbene iperconnessa, vive un rapporto complesso e a volte carente con la concretezza delle esperienze formative e ricreative tradizionali.

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