Controlli antimafia al cantiere olimpico di Colico, dopo gli arresti per infiltrazioni a Cortina
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Redazione Interno
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Un accesso ispettivo interforze, disposto dal prefetto di Lecco, si è svolto questa mattina nel cantiere per il completamento dello svincolo stradale sulla Statale 36 in località Piona, a Colico, un'opera ritenuta fondamentale per il potenziamento dei collegamenti in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina 2026. L’intervento, che mira a verificare il rispetto delle norme sulla legalità e la trasparenza nell’esecuzione dei lavori pubblici, si inserisce in un più ampio contesto di vigilanza sugli appalti legati alla manifestazione sportiva, un contesto che ha recentemente mostrato i suoi lati più oscuri con l’operazione della Dia che ha portato all’arresto di due fratelli, Leopoldo e Alvise Cobianchi, accusati di aver gestire con metodi mafiosi, a Cortina d’Ampezzo, non solo lo spaccio di cocaina e la gestione di locali notturni, ma anche, e soprattutto, l’accesso agli appalti olimpici.
L'ombra della criminalità organizzata sugli appalti
L’indagine che ha coinvolto i due fratelli, ultras della Lazio e affiliati al gruppo degli Irriducibili, già legato alla figura di Fabrizio Piscitelli, ha fatto emergere un tentativo di infiltrazione negli affari collegati all’evento olimpico, un tentativo che le forze dell’ordine stanno contrastando con una serie di verifiche proprio per scongiurare che le grandi opere pubbliche possano essere contaminate da fenomeni di illecito. L’azione dei Cobianchi, i quali, secondo le accuse, si sarebbero spinti a dichiarare “siamo mafiosi, con noi non si scherza, qui comandiamo noi”, rappresenta il fondale sul quale si staglia l’ispezione di oggi a Colico, una misura precauzionale che assume un significato ancor più pregnante alla luce di quei fatti, dimostrando come il controllo della filiera degli appalti, specialmente quelli di così alto profilo, sia considerato una priorità assoluta.
La strategia dei controlli preventivi sui cantieri strategici
Il cantiere dello svincolo di Piona, destinato a migliorare i flussi di traffico verso la Valtellina, rientra infatti in una lista di progetti sottoposti a un monitoraggio rafforzato, dove le verifiche non si limitano agli aspetti tecnici o amministrativi ma si spingono a indagare i profili di congruità e correttezza, al fine di prevenire qualsiasi forma di condizionamento illecito. L’ispezione odierna, che ha visto impegnati gli investigatori della Dia, non è scattata a seguito di specifiche irregolarità emerse in quel sito, bensì come diretta conseguenza dell’allarme generato dall’inchiesta di Cortina, quasi a voler tracciare un perimetro di sicurezza attorno a tutte le opere collegate ai Giochi, affinché nessuna di esse, per la sua importanza strategica, diventi terreno di conquista per organizzazioni criminali.
Il legame tra le indagini in Veneto e i cantieri lombardi
Sebbene le due inchieste, quella veneta e quella lombarda, procedano su binari giudiziari distinti, è evidente il filo rosso che le unisce: la necessità di proteggere l’ingente investimento pubblico e l’immagine internazionale dell’evento da possibili contaminazioni, un obiettivo che passa attraverso un’attività di intelligence e di controllo del territorio capillare e costante. L’operazione di Colico, perciò, va letta come un tassello di una strategia di difesa più ampia, la quale, partendo dalle indagini su episodi specifici come quello dei fratelli Cobianchi, estende la sua azione di verifica a tutti i nodi infrastrutturali considerati sensibili, applicando quel principio di precauzione che è diventato indispensabile nella gestione di appalti di tale portata e visibilità.




