I fratelli Cobianchi, spaccio e affari dagli stadi a Cortina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'operazione "Reset" dei carabinieri, che ha portato a tre arresti e a diverse perquisizioni tra Cortina d'Ampezzo e Roma, disegna una mappa criminale i cui confini si estendono dalle curve degli stadi ai locali più esclusivi, fino al business degli appalti olimpici. Al centro di questa rete, secondo le ricostruzioni investigative, si trovano i fratelli Leopoldo e Alvise Cobianchi, i cui percorsi, segnati da una militanza negli "Irriducibili" della Lazio, si sono intrecciati con quello di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, prima della sua uccisione. Le loro attività, partite dal controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti in ambienti di lusso, avrebbero progressivamente allargato i propri obiettivi verso settori economici di maggiore respiro, puntando con decisione alla corruzione e all'infiltrazione negli appalti pubblici per le prossime Olimpiadi invernali.

Dalla curva nord alla Costa Smeralda

I due fratelli, che hanno costruito la propria reputazione all'ombra della curva nord dello stadio Olimpico, dove hanno stretto legami destinati a durare nel tempo, non sono nuovi a indagini della magistratura. Il loro raggio d'azione, come emerge dalle accuse, non si è limitato alla capitale ma ha incluso località di richiamo internazionale come Porto Cervo, dimostrando una spiccata capacità di muoversi in ambienti diversi. In questi contesti, caratterizzati da un'alta disponibilità economica, avrebbero consolidato il loro ruolo di fornitori per una clientela facoltosa, gestendo un giro d'affari illecito che andava ben al di là della microcriminalità.

L'ombra lunga delle Olimpiadi

La prospettiva dei Giochi olimpici del 2026, con il conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici e privati per la realizzazione di opere e servizi, sembra aver rappresentato per il gruppo una svolta strategica. Le indagini ipotizzano un piano volto a condizionare, attraverso metodi illeciti, l'assegnazione di alcuni appalti collegati all'evento, inserendosi in un mercato potenzialmente molto redditizio. Questo tentativo di infiltrazione nel settore delle grandi opere pubbliche segnerebbe un'evoluzione significativa delle loro ambizioni criminali, proiettandole su una scala nazionale e di altissimo profilo.

Un passato di violenze e il legame con Diabolik

Il curriculum dei Cobianchi, del resto, include anche episodi di estrema violenza, come l'aggressione con l'accoltellamento di un tifoso di una squadra rivale, reato per il quale hanno riportato una condanna. È proprio in questo humus, fatto di tifo violento e scontri, che si è cementato il loro rapporto con Piscitelli, una figura di riferimento nell'ambiente ultras fino alla sua morte. Quel legame, nato nelle gradinate, si sarebbe poi trasformato in una solida collaborazione in affari illeciti, estendendo la propria influenza ben oltre i confini dello stadio e costruendo una fitta rete di contatti, che includeva anche esponenti della criminalità albanese e frange di ultras di altre squadre.

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