Cortina e l'incubo estorsivo dei fratelli Cobianchi, lo chef Prest: «Sono ancora scosso»
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Redazione Interno
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Lo chef stellato Graziano Prest fissa il panorama dalla terrazza del suo bistrò, The Roof, mentre rievoca il periodo in cui la Regina delle Dolomiti ha respirato l'aria pesante delle minacce. Il suo sguardo, che abbraccia luoghi simbolo come lo Chalet Tofane e il ristorante Tivoli, racconta una storia di resistenza, la stessa che ha caratterizzato la sua personale scelta di non cedere alle richieste dei fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi. Attorno a lui, la vita procede con la consueta eleganza: il direttore Luca Culot sorveglia la sala e l'ex socio Kristian Casanova se ne è appena andato, in un quadro di normalità che, tuttavia, nasconde il ricordo vivido di una pressione subdola e intimidatoria.
Il metodo delle minacce e l'ombra della mafia
Noti fra i buttafuori dei locali come "gli spaccini di Cortina", i Cobianchi amavano però autoattribuirsi un rango criminale ben più alto, arrivando a paragonare la loro influenza a quella della malavita organizzata di quartieri tristemente noti. «Allo Zen di Palermo potresti mai aprire un’attività commerciale senza dirlo alla malavita di turno?», era una delle loro frasi emblematiche, secondo quanto ricostruito dagli investigatori. Qualunque fosse la reale entità del loro potere, i due fratelli dimostrarono un'effettiva capacità di incutere timore, tanto che il giudice per le indagini preliminari di Venezia, confermando l'arresto per rapina ed estorsione, ha riconosciuto l'aggravante del metodo mafioso, fondando la decisione proprio sulle loro dichiarazioni e sulle minacce proferite.
I mega party da centomila euro e l'economia dell'illegalità
Il sistema messo in piedi dai Cobianchi, che si avvaleva di soldi in contanti, società fittizie e prestanome, utilizzava i mega party glamour come strumento per consolidare relazioni e ampliare il giro d'affari legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ogni festa, come emerge dai dettagli dell'inchiesta della Procura di Venezia, aveva un valore che gli inquirenti stimano non inferiore ai centomila euro. In queste serate, i due imponevano ai gestori dei locali l'uso di determinati personaggi, dai dj al personale di servizio, creando un circuito di controllo che andava ben oltre la semplice organizzazione di eventi. L'operazione, culminata con gli arresti di mercoledì all'alba, ha visto Leopoldo finire in carcere e Alvise agli arresti domiciliari.
La scalata ai locali simbolo della movida
L'ambizione dei due fratelli non si limitava al narcotraffico o alla gestione di appalti, ma si estendeva al cuore pulsante della vita notturna cortinese. Dallo "Chalet Tofane" al "Faloria", i Cobianchi miravano a esercitare un'influenza diretta sui locali più in voga, arrivando persino a scontrarsi, secondo quanto riportano gli atti, con il dj Stefano Papa per il controllo delle serate più esclusive al Sanctuary di Roma. Una strategia di penetrazione che delineava una precisa mappa di interessi, rivelando l'intento di condizionare dall'interno l'economia del divertimento in una delle località turistiche più rinomate.




