Cortina, i party da centomila euro dei fratelli Cobianchi e l'ombra dello spaccio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'alba di mercoledì ha scosso il silenzio delle montagne di Cortina d'Ampezzo, quando i carabinieri, eseguendo un'ordinanza della Procura di Venezia, hanno bussato alle porte di Leopoldo e Alvise Cobianchi, due fratelli romani di 38 e 36 anni. L'operazione, che ha portato alla custodia in carcere per il primo e ai domiciliari per il secondo, ha squarciato il velo su un sistema di mala movida che, secondo gli inquirenti, utilizzava feste glamour e costosissime come leva per ampliare il giro d'affari legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Un meccanismo che, attraverso l'organizzazione di mega party dal valore non inferiore ai centomila euro l'uno, imponeva ai gestori dei locali pierre, dj e personale scelti dai due fratelli, i quali, in questo modo, non solo consolidavano relazioni nell'ambiente ma creavano le condizioni ideali per incrementare il proprio business illecito.

Soldi cash, società fittizie e il metodo dei fratelli Cobianchi

La ricostruzione degli investigatori, contenuta nelle carte dell'inchiesta, delinea una strategia precisa e spregiudicata, fondata su un apparato economico opaco. A sostenere l'organizzazione di questi eventi, che trasformavano i locali della perla delle Dolomiti in luoghi di esclusivo intrattenimento per pochi, erano flussi di denaro contante, affiancati dall'utilizzo di società fittizie e della complicità di prestanome. Una struttura, questa, finalizzata a mascherare la reale origine dei finanziamenti e a rendere meno trasparenti i rapporti con gli esercizi commerciali, alcuni dei quali, come emerge dalle indagini, si sono trovati a dover subire le imposizioni dei due, i quali di fatto dettavano le regole della serata, dalla musica al servizio al tavolo, pur di assicurarsi una presenza costante e influente nel cuore della movida più esclusiva.

L'allarme degli imprenditori e lo scenario delle Olimpiadi

Proprio l'esclusività e il richiamo internazionale di Cortina, destinata a ospitare i prossimi Giochi Olimpici Invernali, rendono il territorio particolarmente appetibile per soggetti senza scrupoli. L'imprenditoria locale, come segnalato dalle associazioni di categoria, vive un paradosso: da un lato la consapevolezza che "girano tanti soldi", dall'altro la percezione di non avere sempre mezzi sufficienti per resistere alla potenza finanziaria di chi arriva da fuori, carico di capitali e disposto ad agire in zone d'ombra. Se ne ricava un quadro di vulnerabilità, dove il rischio di infiltrazioni nel tessuto economico, non solo nella movida ma persino negli appalti legati alla manifestazione sportiva, diventa concreto, con la paura che la località possa perdere progressivamente la sua identità.

Le Olimpiadi sullo sfondo e un clima di attesa

Mentre le indagini procedono, a pochi mesi dall'inizio dei Giochi, i cantieri a Cortina non si fermano e avanzano le opere di viabilità e le strutture sportive. L'inchiesta che ha coinvolto i fratelli Cobianchi, i quali – secondo le accuse – dopo un tentativo di avvicinamento al business degli appalti olimpici avrebbero poi puntato con decisione alla "movida olimpica", ha creato nel paese un clima sospeso, tra la preoccupazione per quanto emerso e un diffuso sollievo per l'intervento tempestivo della magistratura. Un intervento che, sebbene non abbia evidenziato collusioni con l'imprenditoria locale, ha portato alla luce le dinamiche di un malaffare che ambiva a sfruttare il profluvio di eventi e il flusso di vip internazionali attesi per la kermesse sportiva.

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