I fratelli Cobianchi, dalla Lazio a Cortina: droga e tentativi sugli appalti olimpici
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Redazione Interno
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Le manette ai polsi di Leopoldo e Alvise Cobianchi, cresciuti nell'ambiente della Curva Nord laziale sotto l'ala protettrice di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, prima della sua morte, hanno portato alla luce un articolato disegno criminale. Un progetto che, muovendo dallo spaccio di sostanze stupefacenti nei locali alla moda di Cortina d'Ampezzo, una delle località sciistiche più esclusive dello Stivale, ambiva a infiltrarsi negli appalti per le imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. I due fratelli, secondo le ricostruzioni delle forze dell'ordine, avrebbero tessuto una fitta rete di relazioni, che si estendeva anche a segmenti della malavita albanese e a gruppi di ultras interisti, finalizzata al controllo di discoteche e eventi attraverso metodi di stampo mafioso.
Dallo spaccio al sogno olimpico
Il salto di qualità nelle loro attività, che spaziavano dal narcotraffico alla gestione di locali notturni, si sarebbe concretizzato con il tentativo di agganciare la macchina amministrativa in vista della competizione internazionale. Le indagini, condotte con meticolosità, rivelano come i Cobianchi abbiano esercitato pressioni su un esponente della giunta comunale di Cortina, l'assessore Stefano Ghezze, con l'obiettivo di condizionare le elezioni del 2022 e, in seguito, di assicurarsi una fetta della spartizione degli affari legati ai Giochi. Un disegno che, per sua fortuna, non si è realizzato poiché l'assessore, seppur senza sporgere denuncia per le minacce ricevute, non è caduto nella rete tesa dai due.
Il racket e i metodi intimidatori
Oltre alle mire sugli appalti, il sistema criminale smantellato dai carabinieri del nucleo investigativo si fondava su un vero e proprio racket del controllo territoriale. Minacce e intimidazioni venivano rivolte, stando a quanto accertato, ai gestori di locali e agli organizzatori di eventi, costretti a sottostare alle regole imposte dal gruppo. Una strategia volta a monopolizzare il business della movida e dello spaccio in un'area di grande richiamo turistico, dimostrando una capacità di penetrazione in contesti apparentemente immuni da simili fenomeni.
Un passato di violenze e radici ultras
Il profilo dei due fratelli affonda le radici nel tifo organizzato, un humus che ne ha forgiato le relazioni e, in parte, la carriera criminale. La loro storia è segnata, tra le altre cose, da una condanna per aver accoltellato un tifoso di una squadra avversaria, episodio che ne delinea la propensione alla violenza. È proprio in quell'ambiente, nella curva dello stadio, che avrebbero consolidato il sodalizio con Piscitelli, figura di raccordo tra mondi diversi, cementando quei legami che poi hanno tentato di esportare fuori dai confini romani, verso le opportunità offerte dal Nord-Est.




