Cortina, i party da centomila euro dei fratelli Cobianchi e il giro dello spaccio
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Redazione Interno
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L’alba di mercoledì ha portato con sé i carabinieri alle porte di Leopoldo e Alvise Cobianchi, i due fratelli romani che, secondo la ricostruzione della Procura di Venezia, avevano trasformato la malamovida di Cortina d’Ampezzo in un sistema articolato per alimentare il traffico di droga. Attraverso l’organizzazione di feste glamour, il cui costo non scendeva mai al di sotto dei centomila euro a serata, i due imponevano ai gestori dei locali, con metodi che gli inquirenti definiscono di prevaricazione, di servirsi dei loro dj, dei buttafuori e di tutto lo staff necessario. Una strategia, questa, che permetteva loro di intrattenere relazioni privilegiate nell’ambiente notturno e di ampliare, di conseguenza, il giro d’affari legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Soldi in contanti, società fittizie e l’utilizzo di prestanome costituivano l’infrastruttura economica di un meccanismo che andava ben oltre la semplice offerta di intrattenimento.
Le accuse e il metodo
Leopoldo Cobianchi, il trentottenne finito in carcere, mentre il fratello Alvise, di trentasei anni, è stato posto agli arresti domiciliari, ha scelto di non rispondere durante il suo interrogatorio, avvalendosi della facoltà di non rispondere dopo un breve colloquio con il suo legale. I pubblici ministeri antimafia Stefano Ancilotto e Federica Baccaglini coordinano un’inchiesta che dipinge un quadro complesso, dove alla diffusione di cocaina si sommano vari episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le accuse includono l’uso di una pistola, brandita in almeno un’occasione con la minaccia di puntarla alla testa di una persona, e una serie di pressioni sui titolari di locali per costringerli ad affidare ai Cobianchi l’organizzazione di eventi di richiamo, come il Capodanno allo Chalet Le Tofane. La strategia era chiara: controllare i flussi della movida per dominare il mercato della droga.
Il contesto di Cortina e le infiltrazioni
Cortina, mentre i cantieri per le prossime Olimpiadi Invernali avanzano senza sosta, si trova a fare i conti con un’indagine che ha sollevato il velo su tentativi di infiltrazione non solo nel mondo della droga e della vita notturna, ma persino negli appalti legati alla grande manifestazione sportiva. In paese l’atmosfera è sospesa tra lo sconcerto per quanto emerso e un cauto sollievo per l’intervento della magistratura. L’Ascom, l’associazione di categoria dei commercianti, ha lanciato un allarme, sottolineando come la località ampezzana, estremamente appetibile per gli affari, esponga le imprese locali a pressioni difficili da contrastare. “Girano tanti soldi e spesso non abbiamo i mezzi per resistere”, è stato il commento che circola, evidenziando una vulnerabilità strutturale di fronte a capitali ingenti e a metodi spregiudicati.
Le ombre sulla gestione economica
Il caso dei fratelli Cobianchi mette in luce un meccanismo perverso, dove la liquidità diventa uno strumento di comando. Alberghi e attività, che per loro natura richiedono continui investimenti, possono trovarsi in una posizione di debolezza quando si confrontano con soggetti disposti a operare in zone d’ombra, pronti a iniettare denaro contante senza porsi troppe domande. Questo squilibrio di forze economiche rischia di snaturare il tessuto imprenditoriale di Cortina, rendendolo più permeabile a logiche di malaffare che arrivano da fuori. La paura, non dichiarata ma palpabile, è che la località perda progressivamente la sua identità, diventando un terreno di conquista per chi vede nel suo glamour e nella sua visibilità internazionale soltanto un’opportunità per affari illeciti.




