Attacchi ucraini nel Mar Nero: colpite petroliere legate alla Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’intelligence militare ucraina ha portato a termine una nuova operazione nel Mar Nero, colpendo con droni navali due petroliere associate alla cosiddetta "flotta ombra" russa. Gli attacchi, che le fonti di Kiev hanno confermato alle agenzie internazionali, si sono verificati al largo delle coste turche, interessando le unità denominate Kairo e Virat, entrambe battenti bandiera del Gambia. Le autorità marittime turche, intervenute per domare gli incendi sviluppatisi a bordo, hanno riferito che una delle navi è stata oggetto di un secondo attacco nelle ore successive, a dimostrazione di una tattica deliberata e persistente. I mezzi utilizzati, identificati come droni marini "Sea Baby", sono stati impiegati alla stregua di barchini esplosivi, una tecnica che Kiev ha già perfezionato in precedenti azioni contro la marina russa e la sua logistica energetica.

La strategia contro la "shadow fleet"

L’obiettivo dichiarato delle forze ucraine, che attraverso il Servizio di sicurezza (Sbu) hanno rivendicato la responsabilità degli attacchi, è colpire sistematicamente la rete di contrabbando del greggio. Questa rete, che si avvale di navi spesso registrate sotto bandiere di comodo e gestite da società opache, è stata costituita dalla Russia per eludere le sanzioni occidentali sul petrolio, garantendo così un flusso continuo di risorse per finanziare lo sforzo bellico. L’operazione, attribuita al "Gruppo 13" delle forze speciali, si inserisce in una campagna più ampia volta a interrompere questo vitale canale economico, prendendo di mira non solo le infrastrutture portuali ma anche le unità mercantili in transito nelle acque internazionali. Le immagini diffuse dai servizi segreti ucraini, che mostrano il momento dell’impatto dei droni, sottolineano la precisione e l’audacia di queste missioni, condotte a centinaia di miglia dalla costa controllata da Kiev.

La tensione nelle acque turche

Gli sviluppi hanno inevitabilmente innalzato il livello di tensione nel bacino del Mar Nero, un’area di cruciale importanza strategica per i commerci globali. Le autorità di Ankara, che hanno monitorato da vicino gli incidenti, hanno diffuso un comunicato nel quale segnalavano anche un attacco a una terza nave, la Midvolga-2. Quest’ultima, diretta in Georgia con un carico di olio di semi di girasole proveniente dalla Russia, è stata colpita a circa ottanta miglia dalla costa turca, un episodio che evidenzia come il teatro delle operazioni si stia estendendo. La posizione della Turchia, garante degli accordi sul grano e attenta custode degli stretti sotto la convenzione di Montreux, è particolarmente delicata, poiché il presidente Recep Tayyip Erdogan teme un’escalation che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione e intralciare la navigazione commerciale.

Un possibile terzo episodio in Africa occidentale

Oltre alle azioni nel Mar Nero, fonti di intelligence hanno segnalato un possibile terzo attacco avvenuto a migliaia di chilometri di distanza, al largo delle coste del Senegal, in Africa occidentale. Una nave, le cui caratteristiche la accomunerebbero alla flotta ombra russa, avrebbe imbarcato acqua in circostanze non del tutto chiare, suggerendo un danneggiamento subacqueo. Se confermato, questo episodio indicherebbe una notevole estensione del raggio d’azione e delle capacità proiettive delle forze ucraine, le quali sembrano intenzionate a perseguire i propri obiettivi strategici ben al di là del perimetro del conflitto immediato. La scelta di bersagli così distanti dimostra una pianificazione complessa e una volontà di colpire gli interessi economici avversari ovunque si trovino, sfruttando una rete informativa ormai consolidata.

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