Inter-Cagliari, la ripresa da incubo stende i sardi: a San Siro è già tempo di conto alla rovescia
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Redazione Sport
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Il primo tempo, va detto, era stato un affare noioso, quasi da teatro dell’assurdo per la scarsità di emozioni: il Cagliari, pur consapevole della forza dell’avversario, era riuscito a imbrigliare le trame della capolista, mostrando anzi una certa verve in ripartenza che aveva messo in difficoltà la retroguardia nerazzurra. Basti pensare a quella conclusione pericolosa di Sebastiano Esposito, che aveva obbligato Josep Martinez a una parata reattiva, o alle incursioni del giovane Palestra sulla destra: questi episodi sembravano disegnare una serata diversa per i sardi, capaci di tenere a bada le scorribande di Dimarco e Thuram. L’Inter di Chivu, con l’animo già proiettato al calcolo matematico del titolo, trotterellava sul parquet del Meazza senza quella cattiveria che contraddistingue i grandi giorni, quasi aspettando che fosse l’avversario a cedere per stanchezza più che per superiorità tecnica.
Un doppio cazzotto che stordisce e spezza l’equilibrio
L’intervallo, in realtà, ha funzionato come una sorta di reset mentale per i padroni di casa: la ripresa è stata un’altra partita, un copione già visto più volte in questa stagione dove l’Inter ha fatto della gestione delle energie una vera e propria arma. Ecco allora il vantaggio di Thuram al 52’, un tap-in a porta praticamente sguarnita dopo il cross basso e chirurgico di Dimarco: Yerry Mina, infatti, era uscito troppo mollemente su Pio Esposito, lasciando un corridoio letale per l’inserimento del francese. A questo colpo, ne è seguito un secondo, altrettanto pesante, dopo appena tre minuti: Barella, il capitano, ha raccolto una respinta corta della difesa sarda e ha scaricato un destro violento che ha lasciato Caprile senza scampo. Come ha ammesso lo stesso Fabio Pisacane a fine gara, “quel doppio cazzotto ci ha stordito”, e contro la squadra più forte del campionato – lo dice la classifica, lo dicono i numeri – è impossibile pensare di potersi rialzare dopo uno choc del genere. Le speranze di salvezza, per il Cagliari, restano comunque intatte, ma questa batosta servirà da monito severo per le ultime cinque giornate, quelle dove servirà “soffrire”, nelle parole del tecnico.
La perla di Zielinski e la difesa che non molla
Se i primi due gol portano la firma degli uomini di peso, è stato il sigillo di Zielinski, giunto nel recupero, a regalare la gioia più estetica al pubblico di San Siro: un destro a giro dalla distanza che si è insaccato all’incrocio, una pennellata di classe che ha trasformato un’agevole vittoria in una goleada di prestigio. Da segnalare, sul fronte difensivo, le prestazioni solide di Akanji e de Vrij, quest’ultimo vero e proprio architetto della fase difensiva quasi come fosse un regista arretrato, capace di vincere i duelli fisici con Borrelli senza troppi fronzoli. La sensazione, al fischio finale, è quella di una squadra che ha ormai interiorizzato la propria supremazia: il +12 sul Napoli è un abisso che permette ai nerazzurri di giocare con l’orologio in mano, accelerando solo quando serve a chiudere la pratica. Non c’è stata veemenza, ma una gestione glaciale del vantaggio, alternando ritmi bassissimi a folate improvvise che hanno letteralmente annichilito la resistenza psicologica degli ospiti.
Pisacane si aggrappa ai giovani e cerca certezze
Nel campo del Cagliari, invece, il rammarico è palpabile ma non sterile: la prestazione dei sardi, per un’ora abbondante, era stata più che dignitosa, e l’allenatore rossoblù ha scelto di non puntare il dito contro nessuno, nemmeno contro i suoi attaccanti che pure hanno faticato a rendersi pericolosi nella metà campo avversaria. Anzi, a colpire è stata la franchezza con cui Pisacane ha motivato la scelta di lasciare in panchina Kiliçsoy, dichiarando senza troppi giri di parole che dal turco “mi aspetto qualcosa di più in allenamento” e che al momento non offre garanzie sufficienti per la salvezza. La squadra, però, è giovane e guidata da senatori; se da un lato c’è la delusione per non aver raccolto punti a Milano, dall’altro l’allenatore ha sottolineato come questo gruppo abbia dimostrato di avere carattere proprio nelle partite più difficili. Con la Cremonese, ad esempio, avevano compiuto tre passi in avanti decisivi, e ora servirà ritrovare quel cinismo sottoporta che in questa trasferta è mancato.




