Auto, la Lega propone il rinvio per i diesel euro 5: emendamento al decreto Infrastrutture

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un anno in più per scongiurare il blocco dei diesel euro 5, con la possibilità per le Regioni di prorogare ulteriormente il divieto. È questa la proposta avanzata dalla Lega attraverso un emendamento al decreto Infrastrutture, già approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 19 maggio e ora alla Camera, dove mercoledì 11 giugno è scaduto il termine per la presentazione delle modifiche. Tra le circa 700 proposte pervenute, quella del Carroccio punta a rinviare al 2026 lo stop alla circolazione dei veicoli a gasolio meno recenti, originariamente previsto per ottobre 2025.

La misura, inserita in un provvedimento del governo Meloni per adeguarsi alle sentenze della Corte di giustizia Ue, rischia di penalizzare milioni di automobilisti, secondo gli esponenti del centrodestra. Sia la Lega sia Fratelli d’Italia, infatti, hanno lavorato su emendamenti analoghi, seppur con approcci differenziati. "Si tratta di evitare un provvedimento frettoloso", sostengono i leghisti, che denunciano l’assenza di alternative immediate per chi possiede auto euro 5, soprattutto in alcune aree del Paese dove il trasporto pubblico è carente.

Intanto, oltreoceano, Robert F. Kennedy jr., segretario alla Salute dell’amministrazione Trump, ha fatto discutere con una mossa drastica: il licenziamento in blocco dei 17 membri della commissione vaccini dei Cdc, accusati di conflitti d’interessi. Una decisione che ha sollevato proteste tra i dipendenti dell’Iss americano, guidato da Jay Bhattacharya, dopo il taglio dei fondi "a pioggia" destinati alla ricerca. Kennedy, da tempo critico verso le politiche sanitarie tradizionali, aveva annunciato un giro di vite sui consulenti legati alle case farmaceutiche, e non ha tardato a metterlo in pratica.

Tornando al caso italiano, la battaglia sulle auto diesel riflette tensioni più ampie tra le esigenze della transizione ecologica e gli impatti sociali delle restrizioni. Se da un lato l’Ue spinge per ridurre le emissioni, dall’altro le forze politiche cercano di mediare con gli elettori, soprattutto in vista di scadenze elettorali. Quello che è certo è che il testo definitivo del decreto Infrastrutture, una volta approdato in Aula, sarà al centro di un acceso dibattito. Senza contare che, in assenza di proroghe, molte città rischiano di dover applicare i divieti in tempi brevi, con conseguenze dirette sulla mobilità.

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