“Belve Crime”, il ritorno dello spin-off di Francesca Fagnani: ospiti e storie della prima puntata
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Manca ormai poco al ritorno in prima serata di quel particolare esperimento televisivo che mescola il giornalismo d’assalto alla psicopatologia, e che risponde al nome di “Belve Crime”. Ideato e condotto da Francesca Fagnani, il programma – prodotto da Fremantle – si appresta a occupare nuovamente la fascia di accesso di Rai 2 a partire da martedì 5 maggio, con l’orario d’attacco fissato alle 21.20. Se nella versione madre del format a salire sul celebre “sgabello” erano volti noti dello spettacolo o dello sport, in questa declinazione (che potremmo definire più cupa) lo spazio è interamente dedicato a chi ha avuto a che fare con il versante piú oscuro della società. Le telecamere, quindi, si concentreranno su colpevoli di reati, persone che hanno assistito a delitti efferati o, ancora, individui che si sono visti accusare (talvolta a torto, come ammette la stessa produzione) di crimini mai commessi.
Uno sguardo alla prima puntata tra ex protagonisti di inchieste e nuove narrazioni
A rompere il ghiaccio in questo nuovo ciclo di appuntamenti saranno tre figure specifiche, tutte legate a pagine dolorose della cronaca giudiziaria italiana. La conduttrice ha infatti annunciato che sul set si alterneranno Katharina Miroslawa, il cui nome riporta a un celebre caso degli anni Ottanta, Roberto Savi – elemento centrale nella complessa vicenda giudiziaria della Banda della Uno Bianca – e infine Rina Bussone. A fare da trait d’union tra la ricostruzione giornalistica e il faccia a faccia in studio ci sarà Elisa True Crime, una youtuber e podcaster specializzata nel settore. Sarà proprio lei, con il suo intervento, a introdurre il pubblico nella storia di ciascun ospite, fornendo il contesto fattuale necessario prima che la Fagnani inizi a scavare nella psiche del suo interlocutore.
La macchina organizzativa e le scelte produttive dietro al fenomeno
Prodotto da Fremantle, lo spin-off si avvale di una solida squadra di autori e consulenti, dove alla stessa Fagnani si affiancano nomi come Alessandro Garramone e Giuseppe Bentivegna per la scrittura, Giovanni Bianconi per la consulenza giornalistica e Mauro Stancati per la regia. Il programma, che era già andato in onda lo scorso autunno con una durata limitata, tornerà questa volta con una estensione maggiore: secondo le indiscrezioni di stampa la messa in onda coinvolgerà tre serate, una in più rispetto alla prima edizione. Una decisione, questa, che testimonia la fiducia dell’emittente verso un prodotto capace di intercettare quel pubblico affascinato – e forse un po’ morboso – dall’analisi del male, senza però scadere nel semplice pettegolezzo da tribunale.
Le regole del gioco e la linea editoriale adottata dalla trasmissione
Quello che rende peculiare “Belve Crime”, distinguendolo da altri talk show di approfondimento giudiziario, è la volontà di evitare compensi esosi ai cosiddetti “protagonisti del delitto”. Da fonti vicine alla produzione è emerso che alcune trattative, come quella per portare in studio un’altra figura legata a crimini famosi, sarebbero saltate proprio per il diniego della redazione a corrispondere cachet particolarmente elevati. L’approccio, insomma, cerca di mantenere una parvenza di rigore deontologico: si intervista chi ha firmato o subito il reato, ma senza trasformarlo in una star da palcoscenico. L’obiettivo dichiarato resta quello di esplorare le “pieghe dell’animo umano”, utilizzando il linguaggio diretto che è stato il marchio di fabbrica della Fagnani sin dalle sue prime apparizioni nel panorama televisivo nazionale.




