Francesca Fagnani riparte all’attacco: «Belve» torna su Rai 2 (e su Disney ) tra Amanda Lear, Micaela Ramazzotti e lo spin-off su Raffaele Sollecito

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Martedì 7 aprile, alle 21.20 su Rai 2, Francesca Fagnani rimette piede nel suo territorio di caccia preferito. Quello che un tempo era un semplice esperimento giornalistico – lo ammette lei stessa, quando rievoca gli esordi accanto a maestri come Giovanni Minoli e Michele Santoro – si è trasformato in un fenomeno di culto capace di macinare ascolti e imporre uno stile inconfondibile. La settima stagione di «Belve», prodotta da Fremantle e ora distribuita anche sulla piattaforma Disney+ (oltre che su RaiPlay) -2-3, segna un’ulteriore evoluzione: non solo l’intervista graffiante ai personaggi pubblici, ma anche un’apertura strutturale verso la gente comune. L’esperimento dei casting – oltre undicimila le candidature arrivate dopo un semplice avviso della conduttrice – diventa infatti una striscia fissa in ogni puntata, battezzata «NIP» e dedicata a chiunque abbia una storia, un dolore o una verità da difendere su quello sgabello reso celebre dalla sua durezza.

Le tre belve della prima serata: Lear, Ramazzotti e l’effetto Grande Fratello

Ad aprire le danze, nella prima puntata in onda domani, saranno tre ospiti che di peli sulla lingua ne hanno ben pochi, anche se per ragioni molto diverse. C’è Amanda Lear, icona dalla voce inconfondibile e dalla biografia volutamente sfuggente, abituata a reggere il confronto con chiunque da decenni di carriera internazionale. C’è Micaela Ramazzotti, attrice dal temperamento intenso, che raramente si sottrae alle domande scomode sulla sua vita privata o sulle scelte artistiche più controverse. E c’è Zeudi Di Palma, ex Miss Italia ed ex concorrente del «Grande Fratello», la cui presenza rappresenta per la Fagnani un’occasione per scandagliare i meccanismi del consenso social e dei fandom organizzati – quelli che, come dimostrato durante l’edizione del reality condotto da Alfonso Signorini, sono stati capaci di influenzare i televoti da diverse parti del mondo, in particolare dal Brasile. Tre registri diversi, tre modi di mettersi in gioco, ma con un denominatore comune: nessuna di loro potrà contare su risposte preparate a tavolino, perché lo stile della giornalista (quello che l’ha portata a scavare nella criminalità organizzata come nei segreti vaticani) non prevede sconti né cerotti narrativi.

Il colpo di scena: «Belve Crime» e l’intervista a Raffaele Sollecito

Se il programma madre promette scintille con i nomi dello spettacolo, è il ritorno dello spin-off «Belve Crime» a far trattenere il fiato agli spettatori più attenti alle pieghe giudiziarie della cronaca. Dopo il successo della scorsa stagione – quando lo speciale aveva addirittura doppiato i risultati della versione classica, sfiorando il 12,5% di share con oltre un milione e mezzo di spettatori – la Fagnani ha deciso di replicare la formula, dedicando tre delle otto puntate complessive a storie segnate da sentenze, errori giudiziari e dolore mediatico. L’ospite più atteso, e forse anche il più discusso, sarà Raffaele Sollecito. L’informatico pugliese, assolto definitivamente nel 2015 per l’omicidio di Meredith Kercher dopo anni di detenzione e processi alterni, si siederà sullo sgabello per ripercorrere una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica internazionale. Sollecito – che dopo la scarcerazione ha cercato di ricostruirsi una vita a Milano come cloud architect, senza mai ottenere il risarcimento per ingiusta detenzione (la Cassazione gli ha negato i 516mila euro richiesti, ritenendo contraddittorie alcune sue dichiarazioni iniziali) – ha centellinato le apparizioni pubbliche, rendendo questo faccia a faccia un evento raro.

Una macchina narrativa che non lascia scampo

La macchina organizzativa di «Belve» si è raffinata negli anni, e questa edizione ne è la prova più evidente. L’arrivo su Disney+, a partire dal giorno successivo alla messa in onda lineare, allarga il bacino di utenza verso un pubblico più giovane o abituato al consumo on demand, mentre la scelta di rendere fissa la rubrica dei provini (persone comuni con storie singolari) aggiunge un elemento di imprevedibilità che mancava al format tradizionale. Non ci sono più solo vip pronti a difendere la propria immagine: c’è anche il vicino di casa, il testimone di un’ingiustizia, chi ha qualcosa da raccontare senza un ufficio stampa a proteggerlo. Francesca Fagnani, che ha costruito la sua reputazione alternando inchieste sulla criminalità organizzata a scavi nei meandri del potere vaticano, sa bene che la televisione oggi si gioca sul crinale tra intrattenimento e servizio pubblico. E «Belve», con la sua formula ibrida (intervista dura, fuori onda liberatori, e ora anche il racconto dal basso), continua a camminare su quel filo senza mai cadere nella retorica. Gli otto appuntamenti in programma fino al 5 maggio (con partenza il 7 aprile e cadenza settimanale) diranno se questa scommessa, fatta di volti noti e sconosciuti, di attrici e di ex detenuti, riuscirà a bissare il successo delle passate edizioni. Intanto, lo sgabello è già caldo.

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