I primi brividi olimpici sulla neve: la Stelvio chiama, l'Italia risponde con i suoi jet
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Redazione Sport
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Le Olimpiadi di Milano-Cortina, dopo lo spettacolo di un'apertura celebrata fra musica e pathos con un Presidente della Repubblica giunto in tram accompagnato da un campione su due ruote come Valentino Rossi, hanno finalmente imboccato la direzione che più conta: quella delle gare. L'attenzione, in questa fredda mattina di febbraio, si è concentrata tutta su Bormio e sul suo gigante, la pista Stelvio, teatro di una delle prove regine dello sci alpino. La discesa libera maschile, con i suoi due minuti di puro brivido paragonabili, per intensità emotiva, a quelle poche frazioni di secondo che decidono i centometristi più veloci del mondo, è entrata nel vivo assegnando le prime medaglie di queste Olimpiadi invernali. Un appuntamento attesissimo, quello di oggi, che ha visto schierati al via quattro atleti azzurri con l'ambizione di scrivere una pagina di storia: l'ultima medaglia italiana in discesa libera, infatti, risale a ben settantaquattro anni fa.
La discesa libera come banco di prova decisivo
Sulla pista lombarda, mentre le donne si preparavano per le loro prove in programma a Cortina, la tensione era palpabile già dalle prime manche, segnate da episodi che hanno tenuto col fiato sospeso. Uno di questi ha riguardato l'atleta francese Maxence Muzaton, il quale, indossando il pettorale numero quattro, ha vissuto un momento di grande apprensione nel finale della sua discesa: sdraiato sulla schiena a velocità elevatissima, è riuscito per un soffio a evitare un impatto pericoloso con le reti di protezione, uscendo indenne dall'incidente ma vedendo ovviamente sfumare ogni chance di risultato. Un destino simile, seppur per ragioni meno plateali, è toccato allo statunitense Bryce Bennett, che ha perso circa un secondo sul tempo di riferimento uscendo basso dal tratto noto come Carcentina, un errore che lo ha estromesso dalla lotta per il podio.
L'Italia alla caccia di un sogno lungo una generazione
Con il procedere della gara, e dopo il passaggio del francese Allegre, la competizione si è innalzata di livello con l'ingresso in pista del fortissimo trittico elvetico, composto da Monney, Odermatt e Von Allmen, tutti considerati seri pretendenti alla medaglia. È in questo clima di attesa crescente che si è inserita la performance dei quattro italiani, osservati da un paese intero con la speranza di vederli interrompere un digiuno che dura dall'edizione del 1952. La loro discesa, seguita in diretta da milioni di persone attraverso i vari canali televisivi, in chiaro e a pagamento, che stanno coprendo questa "Olimpiade diffusa", rappresentava il cuore della giornata. Parallelamente, in altre discipline, c'erano già segnali di movimento: nello slopestyle, ad esempio, l'atleta italiana Lara Gasslitter si era piazzata in sesta posizione durante le qualificazioni, dando un primo timido segnale in una specialità tecnica e spettacolare.
Lo sport prende il sopravvento dopo i fuochi d'artificio
Archiviati i fuochi d'artificio dello show inaugurale, con le esibizioni di artisti del calibro di Andrea Bocelli, Laura Pausini e Mariah Carey e l'accensione sincronizzata dei bracieri nelle due città ospitanti, lo sport ha dunque reclamato il suo ruolo da protagonista assoluto. Le piste innevate e le superfici ghiacciate dell'Italia settentrionale sono diventate il palcoscenico dove atleti da tutto il mondo misurano anni di sacrifici. L'edizione di Milano-Cortina, che arriva vent'anni dopo quella di Torino e settanta dopo la prima organizzata a Cortina d'Ampezzo, ha così mostrato subito il suo volto più autentico e crudo, fatto di traiettorie calcolate al millimetro, di coraggio e di quei piccoli, inevitabili errori che decidono le carriere. Un percorso, quello verso il podio, che per i quattro azzurri della discesa è apparso da subito irto di insidie e di concorrenti agguerritissimi, ma che hanno affrontato con la consapevolezza di incarnare un sogno collettivo.




