La Fed tiene fermi i tassi, Trump attacca Powell: "Decisione stupida"
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Redazione Economia
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La Federal Reserve, in un clima di attesa che ha tenuto banco per settimane, ha scelto di non modificare i tassi di interesse, mantenendoli nella fascia compresa tra il 4,25% e il 4,5%, come già stabilito dallo scorso dicembre. La decisione, presa all’unanimità dal board guidato da Jerome Powell, conferma una linea prudente nonostante le crescenti pressioni del presidente Donald Trump, che nelle ultime ore aveva rinnovato le critiche alla Banca centrale, definendo lo stesso Powell "una persona stupida".
"Non abbiamo inflazione, abbiamo solo successo", aveva dichiarato Trump prima del verdetto della Fed, ribadendo la sua richiesta di un taglio dei tassi per sostenere ulteriormente l’economia. Le parole del presidente, tuttavia, non hanno sortito alcun effetto sulle scelte del board, che ha preferito mantenere una politica monetaria cauta, sottolineando come l’inflazione resti "leggermente elevata" e il mercato del lavoro continui a mostrare segnali di solidità.
Le proiezioni economiche diffuse nel corso della riunione, però, hanno rivelato un quadro meno ottimistico rispetto alle attese. Le stime sul Pil per il 2025 sono state riviste al ribasso, passando dall’1,7% previsto a marzo all’1,4%, mentre l’inflazione potrebbe attestarsi al 3%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto alle valutazioni precedenti. Un dato che, seppur non allarmante, suggerisce la presenza di tensioni stagflazionistiche, con una crescita economica più lenta e prezzi in lieve rialzo.
La Fed, nel suo comunicato, ha riconosciuto che le esportazioni nette hanno avuto un impatto negativo sui dati macroeconomici, ma ha ribadito che l’attività complessiva continua a espandersi "a un ritmo solido". Una posizione che, se da un lato conferma la volontà di non cedere alle sollecitazioni politiche, dall’altro lascia intravedere margini di incertezza sulle prospettive future, in un contesto globale già segnato da dinamiche complesse.




