La Fed mantiene i tassi invariati nonostante le pressioni di Trump, Pil rivisto al ribasso

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Federal Reserve, confermando le attese del mercato, ha deciso all’unanimità di lasciare i tassi d’interesse nel range tra il 4,25% e il 4,50%, una scelta che segna la quarta pausa consecutiva dopo i tre tagli effettuati nel corso del 2024. Il Federal Open Market Committee (FOMC), l’organo della banca centrale statunitense che determina la politica monetaria, ha votato 12-0 per il mantenimento dello status quo, resistendo alle pressioni del presidente Donald Trump, che da mesi sollecita un allentamento del costo del denaro per sostenere l’economia.

Nei documenti rilasciati al termine della riunione, la Fed ha sottolineato come l’attività economica continui a espandersi "a un ritmo sostenuto", con un mercato del lavoro solido e un tasso di disoccupazione contenuto. Tuttavia, l’inflazione, seppur in calo rispetto ai picchi degli ultimi anni, rimane "piuttosto elevata", una condizione che ha spinto gli esperti a rinviare ogni ipotesi di riduzione dei tassi nel breve periodo. Nonostante le oscillazioni delle esportazioni nette, che hanno inciso sui dati macroeconomici, la banca centrale ha preferito adottare un approccio prudente, evitando di alimentare ulteriori spinte inflazionistiche.

Parallelamente, la Fed ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil, un aggiustamento che riflette le incertezze legate al quadro globale e agli squilibri commerciali. Le previsioni sui tagli, intanto, restano ancorate a un totale di 50 punti base entro la fine dell’anno, un segnale di continuità con le mosse già adottate a settembre, novembre e dicembre.

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