Trump alla cena dei corrispondenti: «Mi ricandido nel 2028, vincerò ancora». Ma è solo una battuta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La scena, a dir poco surreale, si è consumata venerdì sera a Washington, durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Una cerimonia che era stata annullata lo scorso 25 aprile dopo l'incursione di un attentatore armato, e che è tornata in scena in una edizione blindata e significativamente ridotta.

E proprio sul palco di questo evento, che storicamente alterna momenti di convivialità a picchi di tensione tra stampa e potere, il presidente Donald Trump ha offerto l'immagine che ha subito fatto il giro del mondo, con indosso un cappellino rosso recante la scritta "Trump 2028".

L’annuncio-scoop e il sorpasso sul 22esimo emendamento

Alla fine del suo intervento, il tycoon ha lasciato cadere quella che ha definito una "notizia esclusiva" per i cronisti presenti, ovvero la sua intenzione di ripresentarsi alle prossime elezioni presidenziali del 2028. "Ho vinto tre volte e ora lo farò di nuovo", ha dichiarato Trump, riproponendo l'ormai consueta accusa riguardo alle elezioni del 2020 che, a suo dire, gli sarebbero state "rubate".

Un'affermazione che però si scontra immediatamente con un ostacolo legale non indifferente, il 22esimo emendamento della Costituzione americana, che vieta a chiunque di essere eletto per più di due mandati. Il presidente, quasi a voler tagliare corto con le speculazioni, ha subito dopo precisato che si trattava soltanto di uno scherzo, una battuta per alleggerire il clima, ma il gesto e le parole hanno comunque acceso i riflettori sulla sua capacità di tenere alta l'attenzione mediatica, anche quando le telecamere sono quelle di una platea che lui stesso ha spesso definito "nemica".

La pace armata con la stampa e le strette di mano agli avversari

Quella di venerdì, tuttavia, è stata una serata ricca di paradossi ben più eloquenti della sola boutade elettorale. L'elemento di maggiore contrasto, quello che ha suscitato risate, applausi e incredulità tra i presenti, è arrivato durante la premiazione dei giornalisti vincitori dei premi dell'edizione 2026. Tra i riconoscimenti più importanti, spiccava l'inchiesta del Wall Street Journal che ha ricostruito i dettagli dei rapporti intercorsi tra Trump e il finanziere Jeffrey Epstein, un tema spinoso che il Presidente ha più volte cercato di archiviare come "fake news".

E invece, mentre il nome degli autori veniva letto e la motivazione del premio scandiva i punti saldi dell'indagine, il tycoon si è alzato dal proprio tavolo, raggiungendo gli otto giornalisti. Con un sorriso stampato in volto, ha stretto le mani a ciascuno di loro, accompagnando la stretta con ampie pacche sul braccio in un gesto che sembrava voler suggellare una tregua, o forse rivendicare un ruolo da protagonista anche in quel momento.

Il conto salato delle cause legali e la serata blindata

La scena appariva ancora più grottesca se contestualizzata nel clima di guerra legale che Trump ha dichiarato all'informazione. Nel corso dell'anno, il presidente ha avviato azioni giudiziarie contro otto dei giornalisti presenti in quella stessa sala, chiedendo complessivamente 20 miliardi di dollari per danni reputazionali e presunte distorsioni dell'attività investigativa.

L'ironia della situazione non è sfuggita agli astanti, che hanno accolto l'atteggiamento del presidente con un misto di ilarità nervosa e stupore, cogliendo in quel gesto una metafora perfetta del rapporto ormai incandescente che lega la Casa Bianca alla stampa.

L'intera serata, peraltro, è stata caratterizzata da misure di sicurezza eccezionali, con un cordone di agenti dei servizi segreti e un controllo capillare degli accessi, una scelta obbligata dopo quanto accaduto lo scorso 25 aprile, quando un individuo armato riuscì a penetrare il perimetro dell'evento, costringendo all'annullamento d'urgenza della cerimonia.

L'edizione di quest'anno si è quindi svolta in un clima ovattato, con un numero di invitati dimezzato e la presenza esclusiva della stampa accreditata, lontana dagli sfarzi e dalle partecipazioni straordinarie che avevano contraddistinto le edizioni precedenti.

Una serata di contraddizioni e messaggi cifrati

Nel complesso, l'apparizione di Trump alla cena dei corrispondenti ha confermato la sua abilità nel trasformare qualsiasi palcoscenico, anche quello più ostile, in un ring mediatico dove il confine tra realtà e parodia si fa ogni volta più sottile. Mentre i cronisti assistevano alla premiazione dei colleghi che il presidente stesso ha citato in giudizio, la tensione si scioglieva in risate liberatorie, quasi a voler normalizzare una situazione che normale non è.

Il riferimento alla candidatura nel 2028, con tanto di gadget acquistato probabilmente da un negozio di souvenir, è servito a ribadire che Trump non intende uscire di scena, anzi, utilizza ogni evento pubblico per riaffermare la propria centralità nella narrazione politica americana.

Al netto della battuta, che ha fatto rapidamente il giro dei social network, il dato rilevante resta la sua capacità di gestire il conflitto con la quarta potere con una disinvoltura che lascia aperti tutti gli interrogativi sul futuro delle istituzioni e sul rapporto, sempre più teso, tra la presidenza e il diritto di cronaca.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.