Milano, la Rems che aveva in cura Vincenzo Lanni: "Mai mostrato segni di aggressività"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'uomo che ha accoltellato Anna Laura Valsecchi in piazza Gae Aulenti, scegliendola a caso come vittima di un gesto folle, si trovava in stato di libertà perché il sistema giudiziario, dopo un percorso penale durato anni, lo aveva considerato non più socialmente pericoloso. Vincenzo Lanni, il quale aveva già scontato integralmente la pena di otto anni di carcere inflittagli nel 2016 per due episodi del tutto simili avvenuti nel 2015 in provincia di Bergamo, aveva concluso anche il successivo triennio di permanenza nelle Rems, le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza, strutture concepite per un trattamento terapeutico e riabilitativo. Proprio nel dicembre dello scorso anno, il Tribunale di sorveglianza, valutando il suo caso, aveva deciso di non rinnovare la misura di sicurezza, decretando di fatto la fine del suo percorso coercitivo e restituendogli una piena, seppur vigilata, libertà.

La scelta dell'allontanamento dalla struttura

Coloro che lo avevano in cura nell'ultimo periodo, prima del suo rilascio, hanno sottolineato come non fossero mai emersi, durante la permanenza nella struttura, episodi che facessero presagire un'aggressività così brutale e improvvisa. La decisione che portò al suo allontanamento, stando a quanto riferito da chi lo seguiva, non fu unilaterale ma venne condivisa con lo stesso Lanni, in un'ottica di graduale reinserimento che sembrava, ai professionisti coinvolti, aver dato esiti positivi e consolidati. Un percorso, questo, che si è rivelato tragicamente fallace, lasciando spazio a un gesto la cui violenza ha smentito ogni previsione ottimistica basata sul comportamento osservato in un ambiente protetto e controllato.

La confessione e il movente simbolico

Nelle sue dichiarazioni successive all'arresto, l'uomo ha fornito la chiave di lettura di un'aggressione che, per la sua casualità, aveva profondamente sconcertato. Lanni ha confessato di non conoscere affatto la vittima, avendola selezionata a caso nella folla con la precisa volontà di colpire un "simbolo del potere economico", rappresentato dall'area modernissima della piazza, cuore finanziario della città e sede del grattacielo dell'Unicredit. Una motivazione, questa, che delinea un atto premeditato non contro una persona in particolare, ma contro un'astrazione, un'idea di ricchezza e di potenza che ha trovato il suo sfogo in un gesto di cieca violenza.

Il peso del passato e le vittime precedenti

Il racconto dell'aggressione milanese ha rievocato, con forza drammatica, gli episodi del 2015 per i quali l'uomo era stato condannato. In quei fatti, che avevano scosso la provincia di Bergamo, furono aggrediti con un coltello due anziani, uno dei quali, Luigi Novelli, non si riprese mai completamente dal trauma psicologico. Sua moglie ha ricordato come, dopo l'aggressione, l'uomo avesse smesso di uscire di casa, vivendo nel terrore costante di poter incontrare di nuovo il suo aggressore. Una paura che, sebbene il tempo e la reclusione di Lanni avessero forse attenuato, riemerge oggi con un carico di dolore rinnovato, mostrando le lunghe e invisibili ombre che la violenza getta sulle esistenze di chi la subisce.

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