Bergamo e Milano, la stessa paura: la storia dell'accoltellatore Lanni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Avrei potuto esserci io, al posto di Antonio Casteletti, quella mattina fuori dal bar». Il pensiero di Verusca Fiori, titolare del bar “Sorsi e Morsi” a Villa di Serio, non può che tornare, con un brivido di orrore riconosciuto, a un'aggressione di dieci anni fa, quando, a causa di un leggero ritardo, trovò i soccorritori intenti a prestare aiuto al suo affezionato cliente. Quell'uomo, che allora colpì con due fendenti un anziano prima a Villa di Serio e poi ad Alzano Lombardo, è lo stesso che oggi è accusato di aver accoltellato una donna in piazza Gae Aulenti a Milano, unendo, in una sinistra continuità, le province di Bergamo e il capoluogo meneghino in un'unica, angosciante, storia di violenza.

Il fermo e le accuse

È attesa in queste ore la convalida del fermo per Vincenzo Lanni, il cinquantanovenne fermato dai carabinieri la sera stessa dei fatti in un albergo a due stelle vicino alla stazione Centrale, a poca distanza dal luogo dell’agguato. Il pubblico ministero ha formalmente richiesto la custodia cautelare in carcere, avanzando l’ipotesi di reato per tentato omicidio, dopo che l’uomo, secondo quanto ricostruito, ha confessato ai militari dichiarando: «L’ho fatto io». La sua vittima, una manager di 43 anni di una società finanziaria regionale, è stata colpita alle spalle, in pieno giorno, senza che vi fosse alcun precedente contatto, in un atto di una ferocia che appare del tutto immotivata.

La scelta casuale e il simbolo

Proprio l'assenza di un movente personale, tuttavia, sembra costituire la chiave di lettura fornita dallo stesso indagato, il quale ha spiegato di aver scelto la sua vittima «a caso», selezionandola tra i passanti di quella piazza che, ai suoi occhi, rappresenta il «potere economico» da colpire in maniera simbolica. Una spiegazione, questa, che getta una luce inquietante su un gesto folle, maturato – stando a quanto emerge – in seguito a un licenziamento risalente a diversi anni addietro e a un recente allontanamento da una struttura di accoglienza dove era stato ospitato, ma che non era riuscita a contenerne l’instabilità.

Un profilo segnato dalla violenza

Il percorso di Lanni, del resto, è costellato di precedenti penali gravissimi, che includono due tentati omicidi – riconducibili proprio alle aggressioni del 2015 in provincia di Bergamo – e un passato di trattamenti psichiatrici, elementi che, nel loro insieme, disegnano un profilo di pericolosità che le istituzioni, evidentemente, non sono riuscite a neutralizzare in maniera definitiva. La sua presenza a Milano, libero di agire nonostante un curriculum criminale così eclatante, solleva interrogativi profondi sulla capacità del sistema di proteggere i cittadini da soggetti recidivi, i quali, dopo aver scontato una pena, tornano a circolare in una società che, a volte, sembra aver esaurito gli strumenti per gestirli.

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