Valanga sul Pizzo Meriggio: due vittime travolte in fuori pista, un ferito grave
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Redazione Interno
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Una mattina di sci apparentemente come tante altre, nella vasta bianca distesa ai piedi del Pizzo Meriggio, si è trasformata, con una rapidità spaventosa, in una tragedia che ha segnato la comunità alpina della Valtellina. L’incidente, che ha visto una valanga staccarsi dalla parete Nord del monte, si è consumato intorno a mezzogiorno nel territorio di Albosaggia, in provincia di Sondrio, travolgendo tre sciatori che avevano scelto il fuori pista per la loro escursione. La massa nevosa, che ha travolto gli uomini durante la salita, ha dato il via a una complessa operazione di soccorso, la cui attivazione è scattata non appena è stato chiaro che sotto quella coltre potevano esserci delle persone. Il terzo membro del gruppo, quello di cinquantatré anni, è riuscito miracolosamente a emergere dalla neve in cui era sepolto, salvandosi da solo e dando l’allarme per i compagni, mentre già un silenzio irreparabile avvolgeva gli altri due.
Le operazioni di soccorso con mezzi aerei e terrestri
Immediatamente dopo la richiesta di aiuto, i cieli sopra Albosaggia si sono riempiti del rombo degli elicotteri, decollati per portare soccorso in una zona impervia e difficile da raggiungere. All’operazione, che ha visto coinvolti i reparti aerei del Servizio Sanitario Regionale, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, si sono affiancate le squadre di soccorso alpino a terra, coordinate per setacciare l’area della valanga. Il primo uomo recuperato, un quarantaseienne, è stato trovato privo di vita dai soccorritori, che non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Le ricerche si sono quindi concentrate per ore per localizzare il terzo sciatore, quello di trentacinque anni, che risultava disperso sotto il denso accumulo di neve, mentre il ferito grave, quello che si era autosoccosso, veniva stabilizzato in condizioni critiche e rapidamente trasportato in ospedale.
Il ritrovamento del disperso e il bilancio definitivo
La macchina dei soccorsi, che ha lavorato incessantemente nonostante le avverse condizioni e il pericolo di ulteriori distacchi, ha portato purtroppo alla luce, dopo un’estenuante attesa, l’esito più temuto. Il del giovane sciatore disperso è stato infatti estratto dalla massa compatta, ma ogni tentativo di rianimarlo, condotto con estrema prontezza sul posto, non è bastato a riportarlo in vita. La conferma della seconda vittima, che portava a due il tragico bilancio dell’uscita in montagna, ha chiuso una giornata iniziata con l’entusiasmo per la neve fresca e conclusa con il lutto. La dinamica dell’incidente, che resta al centro delle indagini degli organi competenti per una piena ricostruzione dei fatti, appare legata a un improvviso e violento distacco di nevaio sul versante, che ha colto di sorpresa il gruppo durante la sua attività.
Il contesto e le dinamiche degli incidenti in montagna
Quello sul Pizzo Meriggio si inserisce in una serie di eventi luttuosi che hanno caratterizzato la stagione invernale sulle Alpi, dove il richiamo del fuori pista, con la sua promessa di neve incontaminata, deve fare i conti con i pericoli oggettivi e spesso sottovalutati del terreno non battuto. La valanga, il cui fronte si è staccato in un’area non controllata e al di fuori delle piste di uno sciabilvio, riporta l’attenzione sulla necessità di una preparazione meticolosa e di un’attenta valutazione dei bollettini nivo-meteorologici, strumenti essenziali per chiunque si avventuri in ambienti così complessi. Gli episodi, che vedono spesso coinvolti appassionati esperti, sottolineano come l’imprevedibilità della montagna possa sopraffare anche l’alpinista più preparato, in assenza di quelle cautele minime che fanno la differenza tra un’escursione memorabile e una tragedia.




