Valanga sul Meriggio, tragedia per lo scialpinismo: due vittime in Valtellina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una valanga, staccatasi nella tarda mattinata di sabato 7 febbraio dal versante nord del pizzo Meriggio, sopra Albosaggia, ha travolto tre scialpinisti che stavano affrontando la discesa, a poca distanza dalla cima posta a 2348 metri. L’evento, che si è consumato in poche ore, ha avuto un epilogo drammatico nonostante l’immediato allarme e il dispiegamento dei soccorsi. Due degli sportivi, infatti, non hanno superato l’impatto violento con la massa di neve che, cedendo improvvisamente, li ha sepolti. La terza persona coinvolta, compagno di uno dei due, è riuscita a divincolarsi dalla coltre che l’aveva imprigionata, ma le sue condizioni, al momento dell’arrivo dei primi soccorritori, sono state valutate come gravi.

Le vittime della montagna

Le operazioni di ricerca e recupero, condotte in un’area complessa e resa pericolosa dall’instabilità del manto nevoso, hanno purtroppo portato al rinvenimento senza vita dei due uomini. Si tratta di Sebastiano Erba, di 35 anni, e di Alfio Muscetti, di 46, entrambi appassionati di scialpinismo e conoscitori di quei luoghi. La dinamica dell’incidente, che ha visto inizialmente il disperso di uno dei due alpinisti, ha reso ancor più tesa la già critica operazione di soccorso, conclusasi con la conferma della doppia tragedia. Il terzo escursionista, che si è autoliberato, è stato trasportato d’urgenza verso le strutture ospedaliere.

Un sabato nero per le Alpi

Quella sul Monte Meriggio non è stata l’unica sciagura a segnare la giornata sulle Alpi italiane, poiché un altro incidente mortale, sempre dovuto al distacco di una valanga, si è verificato nelle ore successive in Trentino, nella zona di Bellamonte, vicino a Predazzo. Due eventi separati, accomunati però dalla medesima causa, che in poche ore hanno portato a quattro vittime, delineando un quadro di particolare criticità per le condizioni della montagna in questo periodo. Gli episodi, sebbene geograficamente distanti, sottolineano la imprevedibilità e la potenza dei fenomeni naturali in ambiente alpino, soprattutto in presenza di specifici fattori meteorologici e di consistenza del manto nevoso.

Le indagini per ricostruire l’accaduto

Sulle cause precise del distacco e sulle circostanze che hanno preceduto la tragedia valtellinese si concentrano ora le indagini degli organi competenti, i quali dovranno vagliare ogni elemento utile a ricostruire la sequenza degli eventi. L’attività di scialpinismo, per sua natura esposta a rischi oggettivi, richiede una valutazione meticolosa e costantemente aggiornata dei bollettini nivo-meteorologici, strumenti fondamentali per pianificare un’uscita in sicurezza. Il versante nord del Meriggio, teatro della sciagura, è ora al centro di approfondimenti tecnici che esamineranno la stratificazione del manto nevoso e le possibili sollecitazioni esterne che ne hanno provocato il cedimento, travolgendoli mentre erano impegnati nella loro attività sportiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.