Un Capodanno in pettorina rossa, la scelta della famiglia Costacurta-Colombari

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre i botti di fine anno accendevano il cielo di Milano, un autobus speciale, carico di thermos di the caldo e pile di coperte, percorreva le strade semideserte del centro. A bordo, tra i volontari in pettorina rossa dei City Angels, c’erano volti noti al grande pubblico, ma per una volta del tutto immersi in un’azione silenziosa e concreta. Martina Colombari, suo marito Alessandro “Billy” Costacurta e il loro figlio Achille hanno infatti scelto di trasformare la notte di San Silvestro in un lungo turno di volontariato, senza brindisi mondani né fughe dalla città, condividendo invece il freddo e un gesto di prossimità con chi, quella notte, l’avrebbe passata su una panchina o in un angolo di strada.

Dalla mensa ai marciapiedi, il giro delle seicento cene

Il servizio, come accade ogni anno, è partito ben prima della mezzanotte dalla mensa dell’Opera San Francesco, vero e proprio quartier generale di quella che è, a tutti gli effetti, una complessa operazione di sostegno. Lì, tra i tavoli della cucina, la famiglia ha impiegato del tempo nel preparare meticolosamente panini e nel tagliare fette di panettone, alimenti destinati a un viaggio breve ma fondamentale: quello verso le mani di chi ha fame. Il lavoro, del resto, non si è limitato alla sola logistica interna, perché il cuore dell’attività dei City Angels batte soprattutto sull’asfalto, nel contatto diretto con le persone. È lì che i volontari, compresi i tre, hanno poi distribuito non solo quel cibo – si parla di oltre seicento pasti serviti nella sola nottata – ma anche indumenti pesanti, acqua e borracce, beni primari durante la stagione invernale.

La scelta di Achille, volontario accanto ai genitori

A rendere particolarmente significativa l’immagine di quella serata è stata la presenza del giovane Achille Costacurta, che ha prestato servizio in veste di ausiliario, affiancando i volontari più esperti nelle varie mansioni. Un’adesione personale, la sua, che va oltre la semplice partecipazione familiare e che lui stesso ha sintetizzato in poche parole asciutte, dichiarandosi partecipe “volentieri” dell’iniziativa. Un’esperienza, la sua, che si colloca in netto contrasto con i tradizionali riti festivi della sua generazione e che getta una luce diversa su come si possa concepire l’inizio di un nuovo ciclo, ponendo al centro l’attenzione per gli ultimi piuttosto che la ricerca del proprio divertimento.

Un racconto sobrio, lontano dai riflettori

Non c’è stata, nelle loro intenzioni, alcuna ricerca della ribalta. L’intera esperienza è stata condivisa con il pubblico solo a cose fatte, attraverso pochi scatti e brevi messaggi sui social network, senza enfasi o toni autocelebrativi. Lo stesso Alessandro Costacurta, nel commentare quella notte, ha preferito spostare il fuoco dall’azione in sé alla reazione del figlio, sottolineando di averlo visto “felice” durante il servizio in strada. Un dettaglio, quello della felicità nata dal donare, che sembra riassumere lo spirito di una notte in cui la famiglia, unita, ha scelto di condividere il proprio tempo non per ricevere, ma per dare, aderendo a un modello di solidarietà organizzata e discreta che, come ha ricordato Costacurta, gode di grande stima tra i milanesi che ne conoscono l’operato costante e professionale.

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