Martina Colombari: trent'anni con Costacurta e la battaglia per il figlio Achille
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un salotto televisivo, tra ricordi personali e racconti di prove superate, Martina Colombari ha tracciato il solco profondo di una vita familiare costruita su amore e resilienza. Ospite di Silvia Toffanin a “Verissimo”, l’attrice e ex Miss Italia, reduce dal successo al cinema con “Buen Camino”, ha scelto di narrare senza filtri la sua storia, un intreccio di gioie pubbliche e dolori privati. Il discorso, che ha evitato con cura ogni retorica, si è focalizzato su due cardini essenziali: il legame con Alessandro “Billy” Costacurta, suo marito da ventidue anni, e la complessa, sofferta vicenda del figlio Achille. Proprio quest’ultima, come ha sottolineato con fermezza la Colombari, è stata spesso oggetto di strumentalizzazioni, un fenomeno che ha reso ancor più impervio un cammino già difficile di per sé.
Un amore che ha superato le crisi
Il racconto del rapporto con l’ex calciatore ha assunto i toni di una riflessione matura, lontana da qualsiasi faciloneria. “Eravamo in montagna qualche giorno fa”, ha rivelato la Colombari, “e mi dice ‘Marti, stiamo per fare trent’anni insieme’”. Quel periodo, che precede il matrimonio di ventidue anni fa, non è stato però lineare, anzi è stato segnato da una crisi significativa. La coppia, in quell’occasione, ha preso strade separate e ha frequentato altre persone, una scelta che ha rappresentato una frattura ma anche, in prospettiva, l’occasione per una ricomposizione più consapevole. Quella fase di allontanamento, superata con la decisione di costruire un futuro comune, ha lasciato il posto a un legame che l’attrice definisce solido, nonostante le inevitabili difficoltà che il tempo porta con sé. Quel percorso, del resto, è stato cementato da una prova di vita straordinariamente impegnativa.
La sofferta vicenda di Achille
La narrazione si è fatta particolarmente intensa e rispettosa quando è entrato nel merito il percorso del figlio Achille. La Colombari ha spiegato di aver sempre svolto, con lui, un ruolo di “carabiniere”, un controllo che però riconosce utile solo fino a un certo punto. La svolta, o meglio la chiave interpretativa di tante sofferenze, è arrivata con la diagnosi di un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), giunta, a suo dire, in ritardo, circostanza che non ha aiutato la vita del ragazzo. Achille ha affrontato una lotta contro la dipendenza da sostanze, un percorso nel quale si sono resi necessari sette trattamenti sanitari obbligatori. L’episodio più drammatico, raccontato senza scendere in dettagli espliciti ma con la chiarezza di chi ha vissuto quell’orrore, si è consumato in carcere, dove il giovane stava scontando una condanna per spaccio di droga: lì ha tentato il suicidio ingerendo una quantità letale di metadone. La madre, pur nel dolore, mantiene un atteggiamento di speranza, dichiarando di cercare sempre di avere un sorriso sul volto, “a volte vero, altre forzato”.
La famiglia come collante
Quello che emerge dall’insieme delle parole della Colombari è il ritratto di un’unione familiare messa a dura prova ma tenacemente coesa. La stessa crisi vissuta con Costacurta in passato, così come le vicissitudini estreme del figlio, sembrano aver forgiato un legame che va oltre la convenzione. Achille, in particolare, viene indicato come il “collante” della coppia, elemento centrale attorno al quale le energie e le preoccupazioni dei genitori si sono concentrate. La storia, nel suo complesso, si allontana da qualsiasi facile conclusione e si presenta come un resoconto asciutto di fatti vissuti, di scelte, di sofferenze e di una determinazione a guardare avanti, senza nascondere le ombre ma neppure abdicando alla luce di un affetto che resiste.




