L’altopiano è di Verona: il Giro si infiamma ad Asiago tra fughe, cadute e sorprese

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quella che doveva essere una tappa di transizione, un passaggio obbligato prima della settimana decisiva, si è trasformata in un teatro di battaglia. La Fiume VenetoAsiago, con il Monte Grappa troppo lontano dall’arrivo per essere decisivo e la salita finale di Dori considerata troppo "pedalabile" per creare scarti, avrebbe potuto concludersi senza colpi di scena. Ma il ciclismo, si sa, è fatto di "se" e "ma" che spesso restano tali. A stravolgere i pronostici ci hanno pensato la Ineos Grenadiers, ancora una volta protagonista sul Grappa, e Richard Carapaz, lanciato all’arrembaggio verso Dori.

Intanto, Carlos Verona ha scritto il suo nome nell’albo d’oro della tappa, regalando alla Lidl-Trek una vittoria tanto attesa in un momento complicato: Giulio Ciccone, infatti, aveva dovuto abbandonare la corsa dopo la caduta a Nova Gorica, un episodio che ha lasciato il segno. Lo spagnolo ha concluso in solitaria, precedendo di 22" il tedesco Florian Stork e di 23" l’italiano Christian Scaroni, mentre Isaac Del Toro, saldo in maglia rosa, ha ulteriormente consolidato il suo vantaggio.

Le sorprese, però, non sono finite qui. Se da un lato c’è chi, come Verona, ha trovato la gloria, dall’altro c’è chi ha visto svanire le ambizioni. Primoz Roglič, tra i grandi favoriti alla vigilia, ha accusato un crollo nell’ultima ascesa prima di Asiago, perdendo oltre un minuto e mezzo dal leader Del Toro. Un colpo duro per lo sloveno, che nonostante il supporto dei compagni non è riuscito a tenere il passo, mentre il messicano della Uae Team Emirates sembra ormai un predestinato.

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