Il segreto di Emma e Charlie: quando la commedia romantica diventa un abisso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Kristoffer Borgli, lo si era capito già con Sick of Myself e Dream Scenario, è un regista che ama giocare con le aspettative del pubblico, per poi capovolgerle con una crudeltà quasi scandinava. Con The Drama – Un segreto è per sempre, in uscita oggi nelle sale italiane, il filmmaker norvegese compie il passo più azzardato della sua carriera: prende il guscio rassicurante della commedia romantica – il meet-cute in caffetteria, i preparativi per il matrimonio, la casa di Boston da sogno – e lo riempie di una materia così disturbante da far vacillare le fondamenta stesse del genere. Il risultato, accolto con un gradimento dell’85% su Rotten Tomatoes, è un’operazione che ha già diviso critica e pubblico ancor prima dell’arrivo nelle sale, confermandosi come uno degli eventi cinematografici più controversi dell’anno.
Protagonisti di questa anti-rom-com sono Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson), una coppia bellissima e affiatata che sembra destinata al lieto fine. Lui è il direttore di un museo, raffinato e un po’ eccentrico; lei lavora in una libreria e incarna una calma apparentemente inossidabile. Eppure, è proprio quando il film si muove lungo i binari più prevedibili del genere – tra degustazioni di vino per le nozze e prove del primo ballo – che Borgli decide di azionare la sua trappola narrativa. Il detonante è una cena tra amici, durante la quale un gioco alcolico basato sulla verità costringe Emma a confessare il segreto più oscuro del suo passato. Un segreto, circolato già in rete nelle settimane precedenti, che non ha a che fare con un banale tradimento o una vecchia fiamma: riguarda l’idea di un crimine violento mai commesso, un pensiero tanto abissale da trasformare l’atmosfera da commedia brillante a dramma psicologico gelido.
Il peso di una rivelazione e il lusso di essere vulnerabili
Ciò che rende The Drama particolarmente interessante non è tanto la natura scioccante della confessione di Emma, quanto la sua gestione narrativa. Borgli, che ha anche firmato la sceneggiatura, non si limita a utilizzare il colpo di scena come mero espediente per alimentare il gossip cinematografico; lo trasforma in uno strumento di dissezione sociale. La crisi che esplode tra i due amanti diventa un pretesto per analizzare i limiti dell’amore moderno, un amore spesso condizionato dalla ricerca di una perfezione superficiale e da una morale pubblica inflessibile. Robert Pattinson, in un’intervista rilasciata insieme al cast, ha sottolineato come il film metta in scena lo scontro tra la morale personale e quella del gruppo, rivelando quanto sia fragile la fiducia quando si scalfisce la patina di perfezione.
Sulle spalle di Zendaya e Pattinson, infatti, grava l’intero peso di questa trasformazione tonale. L’attrice, che nel corso della sua carriera ha dimostrato una rara capacità di trattenere le emozioni per poi lasciarle esplodere al momento giusto, tratteggia Emma con una complessità che ha conquistato i critici. Non si tratta più della ragazza enigmatica di Euphoria, ma di una donna costretta a confrontarsi con una parte di sé che avrebbe voluto cancellare, rendendosi vulnerabile in un modo che la società contemporanea fatica ad accettare. Pattinson, dal canto suo, attraversa una gamma emotiva vastissima: dalla spensieratezza iniziale alla paranoia più distruttiva, incarnando il crollo psicologico di un uomo che credeva di conoscere la persona che ama e che scopre di non poter controllare la realtà.
Un autore da tenere d’occhio tra provocazione e ambiguità
Dietro la macchina da presa, Kristoffer Borgli dimostra ancora una volta di essere un regista capace di costruire una messa in scena chirurgica. Il regista ha rivelato di aver preparato il cast con una sorta di cineforum propedeutico, fatto di visioni disparate come Melancholia di Lars von Trier, La pianista di Michael Haneke e Bob & Carol & Ted & Alice di Paul Mazursky, indicando la complessità di riferimenti che nutrono il film. Una delle scene chiave, quella della fatidica cena in cui il segreto viene rivelato, è stata girata in quattro giorni, con venti pagine di dialogo da esplorare in tutte le loro varianti, un lavoro artigianale che ha restituito una sequenza di tensione quasi insostenibile.
La scelta di affidare la produzione esecutiva ad Ari Aster – il regista di Midsommar e Hereditary – non è certo casuale. Come il collega, Borgli condivide la capacità di utilizzare i codici dei generi popolari per raccontare storie di trauma e crisi esistenziale, rifiutando qualsiasi forma di consolazione facile. Se Dream Scenario usava Nicolas Cage per prendere di mira la cultura dell’annullamento, qui il bersaglio è l’incapacità di accettare la complessità umana, quella zona grigia in cui ognuno di noi, forse, custodisce un “ma” o un “se” troppo ingombrante per essere confessato. La pellicola si muove quindi in un territorio ambiguo, a tratti perfino malizioso nei confronti della sua stessa ambientazione borghese, per approdare a una conclusione che alcuni hanno definito insolitamente empatica per il regista, un finale che lascia spazio a interpretazioni contrastanti.
L’inevitabile controversia e il coraggio di non piacere
Come prevedibile, la scelta di costruire l’intero impianto drammatico su una rivelazione così delicata non ha mancato di sollevare polemiche. Alcune voci, in particolare negli Stati Uniti, hanno espresso perplessità riguardo all’uso di un tema tanto doloroso come espediente narrativo all’interno di una commedia romantica. Tuttavia, molti critici hanno invitato a guardare oltre la superficie, notando come Borgli non cerchi la gratuità ma piuttosto una riflessione scomoda: esistono segreti così inconfessabili da annullare l’amore? E come reagiremmo se scoprissimo che la persona al nostro fianco custodisce un abisso dentro di sé?. Zendaya, ospite al *Jimmy Kimmel Live*, ha descritto il film come un’esperienza che provoca conversazioni lunghe e complesse dopo la visione, sottolineando come ognuno lasci la sala con sentimenti diversi.
Con un cast di supporto che include Alana Haim e Mamoudou Athie nei panni degli amici che involontariamente innescano il dramma, The Drama si configura come un’opera che non cerca il consenso. L’approccio di Borgli, giudicato da alcuni “superficiale e macchinoso” ma da altri elogiato per la sua “intelligenza oscura”, rappresenta un tentativo audace di rinnovare il linguaggio del cinema sentimentale. Per un pubblico abituato a formule rassicuranti, il film rappresenta uno choc; per chi cerca un cinema capace di interrogare senza fornire risposte, è una piccola perla. E con un cast di questo calibro – i due attori si ritroveranno a breve anche in Dune: Parte Terza e nell’Odissea di Christopher Nolan – l’attenzione mediatica era inevitabile. In questo contesto, The Drama riesce nell’impresa di essere un prodotto mainstream dall’anima marcatamente autoriale, dimostrando che anche la scena più idilliaca può nascondere il vuoto più nero.




