Attacchi ucraini colpiscono infrastrutture energetiche russe
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Redazione Esteri
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Nella giornata di ieri, le forze ucraine hanno portato a termine una serie di attacchi con droni contro obiettivi strategici in territorio russo, colpendo, tra gli altri, un terminal petrolifero a Ust-Luga e la centrale nucleare di Kursk. Il governatore dell’oblast di Leningrado, Alexander Dozdenko, ha dichiarato che “i dettagli di un drone hanno causato un incendio al terminal Novatek”, aggiungendo che i soccorsi erano già al lavoro per domare le fiamme.
L’episodio di maggiore rilevanza, tuttavia, riguarda l’attacco alla centrale nucleare di Kursk, un impianto gestito dalla Rosenergoatom e situato a una sessantina di chilometri dal confine ucraino, in una regione parzialmente controllata da Kyiv dopo l’offensiva dell’agosto 2024. Secondo le autorità di Mosca, il raid ha provocato un incendio e ha dimezzato la capacità operativa di uno dei quattro reattori RBMK – lo stesso tipo di quelli di Chernobyl – avendo danneggiato un trasformatore ausiliario, sebbene senza alterare i livelli di radiazioni.
Nel medesimo arco temporale, le forze russe hanno intensificato i bombardamenti nelle regioni ucraine di Sumy e Kharkiv, dove si contano almeno due vittime e quattordici feriti. Come riportato dall’amministrazione militare di Sumy, in ventiquattr’ore sono stati registrati quasi centoquaranta attacchi su quarantasei insediamenti: tra le vittime, un uomo di trentasette anni, mentre altri otto civili sono rimasti feriti.




