Banda del bancomat, smantellata la base dei raid nel vesuviano: cinque arresti
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Redazione Interno
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Un'operazione dei carabinieri ha portato all'arresto di cinque persone, ritenute responsabili di una lunga serie di assalti esplosivi agli sportelli automatici che hanno insanguinato il centro-sud Italia, seminando allarme dal Napoletano alla Ciociaria. Gli investigatori, ricostruendo le dinamiche dei colpi, hanno individuato nella provincia di Napoli, nello specifico nell'area vesuviana, il quartier generale logistico da cui partivano le incursioni. Lì, secondo le indagini, il gruppo si riuniva e organizzava le azioni, spostandosi poi in diverse regioni con una metodologia violenta e ripetitiva.
La tecnica della marmotta e i raid a largo raggio
La banda agiva utilizzando la cosiddetta tecnica della "marmotta", che prevede l'impiego di candelotti esplosivi di fattura artigianale per far saltare in aria i bancomat e impadronirsi rapidamente del denaro custodito al loro interno. Una metodologia, questa, che non lascia spazio a esitazioni e che richiede una notevole spregiudicatezza, come dimostrano le fughe spericolate ad altissima velocità e l'uso di chiodi a tre punte disseminati sulle strade per ostacolare eventuali inseguimenti. Le incursioni, alcune delle quali separate da un solo giorno, non si limitavano alla Campania ma si estendevano in un raggio d'azione impressionante: dal Lazio, con colpi a Frosinone, alla Calabria, fino alla Basilicata, dove uno sportello automatico fu fatto esplodere a Scanzano Jonico.
Il record pugliese e l'ombra dei clan
Se la base operativa era nel vesuviano, il record numerico degli assalti si è registrato in Puglia, dove i carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto hanno accertato ben diciassette colpi in poco più di un mese, dallo scorso novembre fino a un'azione compiuta a Margherita di Savoia, in provincia di Foggia. L'indagine, condotta sotto la guida del maggiore Gennaro De Gabriele e del capitano Vito De Cesare, ha evidenziato il presunto legame della banda con ambienti criminali organizzati. La mente del gruppo, stando alle ricostruzioni, sarebbe un 46enne barese, già condannato in passato per associazione di tipo mafioso e ritenuto affiliato a un clan della sua città, il cui modus operandi sembra riflettere, in scala, le dinamiche proprie della criminalità organizzata.
L'operazione che ha fermato gli assalti
L'attività frenetica del sodalizio criminale, che non dava tregua e colpiva spesso in rapida successione anche in regioni diverse, è stata interrotta dall'operazione di polizia giudiziaria condotta all'alba di ieri. I cinque fermati, tra cui il presunto capo, sono stati raggiunti da un ordine di custodia cautelare in carcere, accusati di essere gli autori materiali e gli organizzatori della serie di rapine. L'azione delle forze dell'ordine ha così posto fine a un'ondata di criminalità che, attraverso l'uso sistematico degli esplosivi, aveva trasformato banali prelievi in potenziali trappole mortali, alterando la quiete pubblica in diverse aree del Mezzogiorno e non solo.




