Conti correnti, da Bper e Mps a Poste: la mappa dei costi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   I costi dei conti correnti continuano a pesare sui clienti mentre il rendimento delle somme depositate resta fermo a zero, con Bper e Mps tra le banche più care e Poste tra le soluzioni più convenienti considerate nell’analisi. Nel pieno del risiko bancario, la fotografia che emerge per i correntisti è quella di una forbice ancora ampia tra quanto costa utilizzare il denaro della banca e quanto viene riconosciuto sulle giacenze. Il tasso massimo applicato sullo scoperto sfiora infatti il 18% nella media delle grandi banche italiane, mentre il tasso attivo sui depositi non si muove. Parallelamente, si riduce la distanza tra il costo annuo dei conti online e quello dei rapporti tradizionali, anche se la differenza resta molto significativa.

Conti correnti, lo scoperto sfiora il 18% mentre le giacenze rendono zero

Il confronto sui conti correnti mette in evidenza innanzitutto l’aumento del costo del denaro per chi utilizza lo scoperto. Il tasso passivo massimo ha raggiunto in media il 17,97% nelle grandi banche italiane, contro il 17,92% registrato sei mesi prima. La variazione è contenuta, ma si inserisce in un contesto nel quale i correntisti continuano a sostenere interessi elevati senza ricevere, dall’altra parte, un rendimento sulle somme lasciate sul conto. Il tasso attivo sulle giacenze resta infatti nullo, e il risultato è un aumento della forbice a discapito dei clienti che mantengono denaro depositato senza ottenere interessi.

Il divario assume maggiore rilievo considerando l’andamento dei tassi di riferimento. La Bce, lo scorso giugno, ha aumentato i tassi per la prima volta dopo tre anni, portando il tasso di riferimento sui depositi dal 2% al 2,25%. Questo movimento, tuttavia, non si è tradotto in un rendimento per i soldi lasciati sui conti correnti analizzati. Il costo dello scoperto rimane invece vicino al 18%, consolidando una situazione nella quale il prezzo pagato dai clienti per il denaro utilizzato continua a crescere mentre quello riconosciuto per le giacenze rimane a zero. È questo uno degli elementi centrali che emergono dal confronto su costi, spese e interessi.

Online e filiale, il divario resta ampio nei costi annuali

La modalità con cui viene gestito il conto corrente incide in maniera evidente sulla spesa annuale. Un conto aperto online può costare in media 43 euro l’anno, mentre lo stesso servizio richiesto in una filiale tradizionale può arrivare a 153 euro, cioè più del triplo. Nel calcolo entrano diverse componenti che accompagnano l’utilizzo quotidiano del rapporto bancario: canone, imposta di bollo, prelievi, bonifici e uso del bancomat. La distanza tra online e sportello si sta riducendo, ma i numeri mostrano ancora un vantaggio consistente per chi sceglie di operare attraverso i canali digitali invece di affidarsi prevalentemente alla filiale.

Le banche continuano infatti a indirizzare i clienti verso l’operatività online, riducendo progressivamente quella svolta nelle filiali su strada, che continuano a chiudere. La tendenza non è nuova, ma negli ultimi mesi l’attenzione sembra concentrarsi in particolare sulla fascia dei clienti più giovani. L’indagine di Altroconsumo evidenzia rincari per famiglie e pensionati, mentre le spese si riducono soprattutto online per gli under 35. In questo scenario Ing taglia i prezzi per i giovani, un segnale della crescente attenzione verso una clientela considerata particolarmente interessante per i servizi bancari digitali e per una gestione del conto sempre meno legata allo sportello.

Bper e Mps tra le più care, Poste tra le opzioni convenienti

La mappa dei costi costruita attraverso il confronto tra banche consente anche di distinguere gli operatori più cari da quelli più convenienti. Bper e Mps risultano tra le realtà con i costi più elevati, mentre Poste emerge tra le soluzioni convenienti considerate. Il confronto assume particolare importanza perché il costo complessivo di un conto non dipende da una sola voce: alle eventuali spese fisse si aggiungono infatti operazioni come prelievi e bonifici, oltre al peso dell’imposta di bollo e dell’utilizzo del bancomat. La convenienza può quindi cambiare in base al canale scelto e alle modalità con cui il cliente utilizza concretamente il proprio conto.

Il quadro descritto dall’analisi di Altroconsumo mostra quindi una trasformazione dei costi che procede insieme alla spinta verso i servizi digitali. Da una parte, il conto online mantiene un costo medio nettamente inferiore rispetto a quello gestito allo sportello; dall’altra, famiglie e pensionati devono fare i conti con rincari, mentre gli under 35 trovano riduzioni soprattutto attraverso l’operatività digitale. Sullo sfondo resta la distanza tra gli interessi applicati sullo scoperto, ormai prossimi al 18%, e quelli riconosciuti sulle somme depositate, ancora pari a zero nonostante l’aumento del tasso di riferimento sui depositi della Bce dal 2% al 2,25%.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.