Il risiko bancario si accende: Intesa e Bper studiano l’offerta su Mps
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Redazione Economia
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Mai credere a un banchiere quando giura che non farà una certa operazione, nemmeno quando – come insegna la storia della finanza – lo giura sulla cosa che gli è più cara. Il risiko bancario italiano, quello degli ultimi diciotto mesi, passerà probabilmente agli archivi come la stagione nella quale si sono ascoltate più negazioni da parte dei protagonisti che indiscrezioni da parte del mercato.
E l’ultimo, improvviso colpo di scena, che arriva a poche ore di distanza dalla proposta formale di Banco Bpm, ne è la riprova più evidente: secondo quanto riporta il Financial Times citando cinque fonti a conoscenza del dossier, Intesa Sanpaolo starebbe preparando insieme a Bper un’offerta congiunta su Monte dei Paschi di Siena, destinata a inserirsi come un cuneo nel tentativo di aggregazione già avviato da Piazza Meda.
La mossa in due tempi per ridisegnare gli assetti
L’operazione, che sarebbe al vaglio del consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Carlo Messina, prevede una divisione netta del bottino. Da un lato, Bper – che ha in Unipol il suo azionista di riferimento – rileverebbe le attività bancarie tradizionali del Monte, mentre dall’altro Ca’ de Sass punterebbe dritta a Mediobanca, e con essa alla quota del 13 per cento che Piazzetta Cuccia detiene in Assicurazioni Generali.
Una struttura studiata nei dettagli che mira a contrastare la proposta presentata formalmente in mattinata dal cda di Banco Bpm, la quale prospettava invece una fusione tra pari per dare vita a un nuovo campione nazionale da oltre 50 miliardi di euro di capitalizzazione potenziale.
Il nodo Generali e il timore dell’asse francese
A spingere l’acceleratore, in questo gioco di specchi fatto di consigli d’amministrazione convocati d’urgenza e silenzi carichi di tensione, è la sensibilità politica di un dossier che va ben oltre i confini bancari. La partita, in effetti, ruota attorno alla partita in Generali: il timore, da parte di alcune frange del governo e degli stessi vertici di Intesa, è che una fusione tra Banco Bpm e Mps possa consegnare ai francesi di Crédit Agricole – già primo azionista di Piazza Meda – un’influenza indiretta sulla principale compagnia assicurativa italiana.
Perché, come notano gli analisti, anche diluiti nel capitale del nuovo soggetto derivante dall’integrazione, i cugini d’Oltralpe si ritroverebbero con una partecipazione di rilievo in un pezzo di quella che da sempre viene considerata la cassaforte del risparmio nazionale.
L’attesa per le mosse dei vertici aziendali
Da Intesa Sanpaolo, naturalmente, arriva un no comment di rito sull’indiscrezione, mentre Bper non ha risposto alle richieste del quotidiano britannico. E lo stesso Montepaschi, dal canto suo, ha fatto sapere di non essere a conoscenza di alcuna presunta offerta alternativa.
A rendere il quadro ancora più incerto, e fluido, è la circostanza che il consiglio di amministrazione di Siena è atteso già nella giornata di lunedì per discutere proprio la missiva ricevuta da Banco Bpm, un’assemblea che dovrà valutare se aprire un dialogo oppure attendere che il progetto di Intesa e Bper – se confermato – si trasformi in una concreta controproposta.
La sensazione, sulle piazze milanesi, è che questa notte di fuoco possa cambiare gli equilibri del settore bancario italiano ben più di quanto non sia già successo con le ondate di fusioni degli anni passati.




