Il risiko bancario si accende: cda Intesa in arrivo per la contromossa su Mps con Unipol e Bper
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Redazione Economia
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Mai credere a un banchiere quando giura, magari sulla testa dei propri figli o sulla cosa che reputa più sacra, che non farà mai una certa operazione. La storia della finanza, lo sappiamo bene, è lastricata di smentite roboanti che hanno preceduto di poche ore le fumate nere delle riunioni segrete. Il risiko bancario italiano, quello degli ultimi diciotto mesi, passerà probabilmente agli archivi come la stagione nella quale si sono ascoltate più negazioni da parte dei protagonisti che indiscrezioni da parte del mercato.
E così, mentre il caldo di giugno inizia a soffocare Roma, i palazzi del potere finanziario si preparano a una notte di fuoco. Un consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo è atteso per il tardo pomeriggio di oggi, e all’ordine del giorno c’è un punto che farà tremare i mercati: il varo di un’operazione congiunta con Unipol e Bper su Monte dei Paschi di Siena. Una mossa, questa, studiata a tavolino per arginare e contrastare la proposta di aggregazione che il cda di Banco Bpm ha formalizzato proprio nella mattinata di oggi, domenica 7 giugno.
L’offerta di Banco Bpm e la reazione a caldo di Ca’ de Sass
Banco Bpm, come riportato dalle agenzie, non ha perso tempo. La proposta di fusione con Mps, presentata ufficialmente poche ore fa, ha rotto gli indugi e ha costretto la prima banca italiana a scoprire le proprie carte. L'istituto guidato da Carlo Messina, che proprio in questi giorni festeggiava i conti record del primo trimestre, non poteva rimanere a guardare. La controffensiva, quindi, si muove su due binari distinti ma strettamente collegati.
Secondo quanto scrive il Financial Times, che cita cinque fonti vicine al dossier, l’ipotesi allo studio prevede un vero e proprio smembramento controllato. Bper, che ha in Unipol il suo azionista di riferimento, sarebbe pronta a rilevare le attività bancarie del Monte, quelle "fisiche" e operative, mentre Intesa Sanpaolo punterebbe dritta al cuore della finanza: Mediobanca e, di conseguenza, la quota del 13% che Piazzetta Cuccia detiene in Generali.
Un puzzle a tre pezzi per ridefinire gli equilibri
L’operazione, se dovesse concretizzarsi, non avrebbe l’obiettivo di creare un semplice polo bancario, ma piuttosto di ridisegnare completamente il perimetro del risparmio gestito e del credito in Italia. Da una parte, Bper crescerebbe in modo esponenziale nella clientela retail e commerciale assorbendo la rete storica di Siena; dall’altra, Intesa metterebbe le mani su Mediobanca, la banca d’affari per eccellenza, ereditandone i dossier e quel famoso scrigno assicurativo di Generali che in tanti, da tempo immemore, cercano di conquistare.
Una mossa che appare come una risposta quasi automatica alla mossa di Banco Bpm, ma che in realtà affonda le radici in settimane di riunioni informali nei salotti buoni di Milano. Da Intesa Sanpaolo, al momento, è scattato il classico "no comment" sull'indiscrezione. Ma i fatti parlano chiaro: il cda in tarda serata è convocato, e l’ordine del giorno è bollente.
La regia occulta di Unipol e il destino di Siena
In questo intricato gioco di poltrone e azioni, a fare da ago della bilancia ci sarà Unipol. La compagnia assicurativa bolognese, che controlla di fatto Bper, ha tutto l’interesse a non farsi sfuggire un’occasione del genere. Acquisire i rami di Mps significherebbe per Bper diventare il terzo polo del credito italiano, colmando quel gap dimensionale che l’ha sempre tenuta un gradino sotto le big. E in fondo, non sarebbe la prima volta che questo schema viene applicato: quando Intesa acquisì Ubi Banca, fu proprio Bper a raccogliere gran parte degli sportelli ceduti per motivi antitrust.
La storia, si sa, tende a ripetersi. Resta da capire, ora, quale sarà la reazione del Tesoro. Il Ministero dell’Economia, che ancora detiene una fetta importante di Mps, guarderà con attenzione a chi offre la soluzione più sistemica per il paese, senza mai perdere di vista l’aspetto finanziario dell’operazione.




