Mark Rutte: "L'Europa si lamenta, ma non ha un piano"
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Redazione Esteri
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Mark Rutte, Segretario generale della Nato, non usa mezzi termini quando si tratta di criticare l’approccio europeo alla crisi ucraina. In un’intervista rilasciata alla Stampa, Rutte ha sottolineato come gli europei, invece di lamentarsi per essere stati esclusi dai negoziati internazionali, dovrebbero “combattere per essere al tavolo delle trattative”. Secondo lui, è arrivato il momento di proporre nuove idee, soprattutto su temi cruciali come il flusso di armamenti verso l’Ucraina o la formazione dei soldati. “Io sento Paesi europei che si lamentano, ma non vedo un piano”, ha dichiarato, evidenziando una mancanza di strategia che rischia di relegare l’Europa a un ruolo marginale nello scacchiere globale.
Intanto, il Cremlino ha colto l’occasione per lanciare un messaggio di distensione, seppur ambiguo. Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, ha commentato i colloqui tra Putin e Donald Trump definendoli “un forte segnale per la pace”. Secondo Peskov, i due leader hanno dimostrato che Russia e Stati Uniti possono affrontare i problemi attraverso il dialogo, aggiungendo che il Cremlino si aspetta che da ora in poi si parli di “pace, non di guerra”. Nonostante le sanzioni occidentali, Mosca non le considera un ostacolo insormontabile per riaprire i canali diplomatici con Washington.
Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno preparando un vertice a Riad, in Arabia Saudita, che potrebbe riunire negoziatori russi e ucraini. Questo tentativo di mediazione arriva in un momento delicato, mentre l’Ucraina continua a resistere all’invasione russa e Kiev rifiuta di cedere alle pressioni esterne. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto l’accordo proposto da Trump, che prevedeva la cessione del 50% delle riserve di terre rare dell’Ucraina in cambio di aiuti militari. “Nessuna sicurezza da Usa”, ha dichiarato Zelensky, ribadendo la sua determinazione a non compromettere la sovranità nazionale, nemmeno di fronte alla prospettiva di una tregua.
Parallelamente, in Russia, l’opposizione si trova in una situazione sempre più precaria. A un anno dalla morte in carcere di Alexei Navalny, principale oppositore del Cremlino, i suoi sostenitori hanno organizzato commemorazioni nonostante il rischio di rappresaglie. La visita alla sua tomba a Mosca è stata un gesto simbolico, ma anche una prova della fragilità di un movimento decapitato dalla scomparsa del suo leader e diviso da lotte interne. L’opposizione russa, già in difficoltà, sembra oggi più debole che mai, mentre il regime di Putin consolida il suo controllo.




