La sfida della “remigrazione” a Roma, tra cortei contrapposti e l’appello di Elio Germano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’aria di una primavera particolarmente tesa si mescola alla polvere sollevata dai passi dei cortei, la Capitale si prepara a ospitare una giornata che, nella sua complessa geografia politica, vede schierate forze con visioni diametralmente opposte del futuro. A piazza della Libertà, nel quartiere Prati, sta infatti per scattare la mobilitazione dell’ultradestra per la cosiddetta “Remigrazione”, un termine che, come ormai noto, evoca l’idea del rimpatrio forzato dei migranti, da molti equiparata a una vera e propria richiesta di deportazione di massa.

In risposta a questa iniziativa, che vede tra i promotori realtà come CasaPound e il “Comitato Remigrazione e Riconquista”, si leva la voce dell’attore Elio Germano, il quale ha scelto di sostenere pubblicamente il corteo antagonista intitolato “Fuck-remigration”, promosso da un fronte ampio che include Cgil, Anpi, Arci e decine di altre organizzazioni dedite alla difesa dei diritti umani.

L’intervento di Germano, che ha partecipato anche a recenti iniziative della Festa provinciale dell’Anpi al Quarticciolo legate al volume “Cuore partigiano”, si distingue per una pungente ironia che non lascia spazio a fraintendimenti. Utilizzando una formula retorica spesso cara alla destra, l’attore ha dichiarato che, per i sostenitori della “remigrazione”, “vanno deportati tutti quelli che non la pensano come loro, i diversi”, aggiungendo poi una stoccata che mira a ribaltare la prospettiva: “Hanno dei problemi, vanno aiutati, ma a casa loro”.

Roma, ha ricordato l’attore citando la lunga tradizione di accoglienza della città, dovrebbe invece scendere in piazza per difendere un’idea opposta, quella di una società che rifiuta la costruzione di nuovi muri, dando appuntamento ai partecipanti del corteo antifascista alle 15 al Colosseo.

Quattro cortei e un imponente dispositivo di sicurezza

Il quadro della giornata, come ricostruito dagli organi di informazione, è però ben più articolato di un semplice testa a testa tra due fazioni. Non saranno due, ma ben quattro i cortei che solcheranno le vie della Capitale, con una partecipazione stimata dalle autorità intorno alle ventimila persone.

Oltre al corteo dell’estrema destra per la ‘Remigrazione e la Reconquista’ e alla relativa contromanifestazione antirazzista, sono attesi il ritrovo degli studenti al Verano, che hanno annunciato un ‘assedio’ ideale al dicastero guidato da Matteo Salvini, e una distinta iniziativa dei movimenti ‘Pro Vita’, che porteranno avanti le loro battaglie in tema di autodeterminazione femminile e natalità.

A questi si aggiunge un ulteriore tassello: l’apertura all’Auditorium Conciliazione dell’assemblea costituente di ‘Futuro Nazionale’, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci, la cui presenza (sebbene in una sede coperta) contribuisce ad alimentare la tensione politica nel centro della città.

Per gestire questa complessa concomitanza di eventi, la Questura ha predisposto un piano di sicurezza che, nelle sue linee essenziali, appare imponente per numero di uomini e mezzi impiegati. Circa duemila tra agenti e militari saranno dispiegati sul territorio, supportati da tecnologie di sorveglianza aerea come droni ed elicotteri, nel tentativo di monitorare le aree calde e scongiurare il contatto fisico tra i manifestanti delle opposte fazioni.

Le preoccupazioni principali, come riportato dalla cronaca, riguardano la prevenzione di scontri diretti, considerando la delicatezza dei percorsi e la vicinanza geografica tra alcuni punti di ritrovo, come quello dei movimenti per la vita e quelli della sinistra più radicale.

Il filo rosso tra controllo dei corpi e politiche di espulsione

Osservando il panorama delle mobilitazioni nella loro interezza, emerge una lettura che alcuni osservatori e partecipanti ai cortei progressisti hanno definito non casuale. La concomitanza, nella stessa giornata, di iniziative che rilanciano con forza la parola d’ordine della “remigrazione” e di altre che pretendono di ergersi a difesa di una certa idea di “vita” (negando di fatto, secondo i loro critici, l’autodeterminazione delle donne) è stata interpretata come la manifestazione di uno stesso principio escludente.

Si tratta, in questa analisi, della pretesa di decidere in modo autoritario quali corpi possano abitare lo spazio pubblico e quali debbano invece essere respinti, espulsi o trattenuti, così come della volontà di esercitare un controllo stringente sul corpo femminile, sulla sessualità e sulla libertà riproduttiva. Le gerarchie tra le persone, quelle che la sinistra e le associazioni antifasciste contestano in piazza Vittorio o al Colosseo, vengono così costruite tanto sulla base dell’origine geografica quanto su quella del genere e delle scelte intime di ciascuno.

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