Martin Scorsese a Taormina: «Trump alimenta il dolore. La democrazia è in pericolo»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Con quella camicia azzurra e le iniziali rosse ricamate sul petto, Martin Scorsese è apparso nell’albergo siciliano come un uomo che non ha bisogno di presentazioni. Il regista di Taxi Driver, accolto dagli applausi di una platea ristretta di giornalisti, ha attraversato la stanza con passo deciso, sorridendo appena prima di sedersi. A Taormina, dove il festival gli ha consegnato il premio alla carriera, ha parlato senza filtri della crisi politica negli Stati Uniti, del suo cinema e dei progetti che lo tengono legato all’Italia.
«Non mi occupo di filosofia politica», ha precisato, eppure le sue parole su Donald Trump sono nette: «Si compiace nel creare dolore». Una condanna che va oltre la polemica, perché Scorsese, che alla vigilia degli ottant’anni continua a interrogarsi sul mondo con la stessa urgenza di quando girava Mean Streets, vede nella presidenza Trump una minaccia concreta. «La democrazia è messa alla prova», ha aggiunto, senza nascondere la preoccupazione per un Paese diviso, dove le tensioni sociali rischiano di sfociare in conflitti ancora più profondi.
Intanto, tra una riflessione e l’altra, il maestro newyorkese ha svelato qualche dettaglio in più sui suoi lavori in corso. Oltre a The Saints 2, docudrama dedicato alle vite dei santi, sta portando avanti il progetto su Gesù, che definirà «contemporaneo» e probabilmente in bianco e nero. «Ho grandi speranze per il nuovo Papa», ha detto, lasciando intendere che il dialogo tra fede e modernità sarà centrale nel film. Un tema che lo accompagna da decenni, da L’ultima tentazione di Cristo in poi, e che ora affronta con rinnovata urgenza.




