La ritenuta d’acconto si allarga: novità per le agenzie di viaggio e altri settori dal 2026, in arrivo un’altra svolta per le B2B dal 2028
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Redazione Economia
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La recente legge di Bilancio, la numero 199 del 2025, ha impresso una svolta significativa al regime delle ritenute d’acconto, toccando settori che per decenni avevano beneficiato di un trattamento privilegiato. I commi 140-142, nello specifico, hanno modificato l’articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 600 del 1973, eliminando l’esenzione di cui godevano alcune categorie di operatori. Questa modifica, che diventerà operativa dal prossimo primo marzo 2026, estende l’obbligo della ritenuta anche alle provvigioni corrisposte ad agenzie di viaggio e turismo, agli agenti marittimi e ai commissionari petroliferi, tutte figure fino a quel momento preservate da questo adempimento nell’ambito dei rapporti di intermediazione commerciale.
Un cambiamento che impatta su cassa e procedure
L’eliminazione dell’esenzione storica rappresenta un cambiamento di non poco conto per gli operatori coinvolti, che dovranno rivedere le proprie procedure amministrative e gestionali. La novità, infatti, incide direttamente sui flussi di cassa, dato che una parte del compenso pattuito verrà trattenuta alla fonte come anticipo sulle imposte. L’aliquota applicabile, come precisato, non sarà uniforme per tutti ma varierà in funzione del numero di dipendenti del beneficiario della provvigione, introducendo un ulteriore elemento di complessità che richiederà una valutazione caso per caso. Si tratta di un adeguamento che impone una tempestiva revisione dei processi interni e dei contratti, per evitare di trovarsi impreparati alla scadenza del prossimo anno.
Lo scenario futuro: la ritenuta si applicherà a tutte le transazioni B2B
Se la modifica del 2026 interessa un perimetro circoscritto di attività, un’altra innovazione, introdotta sempre nella medesima legge di bilancio ma all’articolo 1 comma 112, disegna un orizzonte fiscale ancora più ampio e strutturale. A decorrere dal 2028, è prevista l’introduzione di una ritenuta a Titolo di acconto applicabile sui corrispettivi derivanti da prestazioni di servizi e cessioni di beni effettuate nell’esercizio di imprese, arti e professioni. In altre parole, si tratterebbe di un meccanismo che, se confermato, estenderebbe l’obbligo della ritenuta d’acconto alla stragrande maggioranza delle transazioni commerciali business-to-business, rivoluzionando un pilastro della riscossione tributaria.
Un percorso a tappe verso un fisco più pervasivo
Le due scadenze, quella del 2026 e quella del 2028, tracciano un percorso legislativo chiaro verso un ampliamento progressivo degli ambiti di applicazione della ritenuta alla fonte. Questo strumento, concepito per anticipare il gettito fiscale e contrastare l’evasione, sta progressivamente abbandonando il suo carattere eccezionale per settori specifici per avviarsi a diventare una regola generalizzata nel mondo degli scambi tra imprese. La misura, benché non di immediata operatività, è destinata a suscitare un ampio dibattito per le sue implicazioni sulla liquidità delle aziende e sul carico degli adempimenti, segnando una nuova fase nel rapporto tra fisco e mondo produttivo.




