Roma, terremoto nell’impero dei dolci: sotto scacco la holding dei marchi “Cavalletti” e “Ricci”
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Redazione Interno
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Le vetrine patinate dei quartieri bene, quelle che per decenni hanno sfoggiato cornetti e paste alla crema con l’eleganza di un gioielliere, raccontano oggi una storia ben diversa. Quello che è stato a lungo considerato un piccolo impero del gusto, legato a filo doppio a insegne storiche come “Cavalletti”, “Ricci” e persino “Buono Come il Pane”, si ritrova improvvisamente al centro di un’indagine che ne ha fatto crollare, almeno per ora, la facciata patinata. La Procura di Roma, con la regia del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha infatti messo sotto sequestro diversi locali riconducibili alla famiglia Delle Fave, dando il via a un’operazione che ha visto in campo i Carabinieri e la Guardia di Finanza, affiancati – particolare non secondario – dai tecnici di Areti e ACEA e dagli ispettori del lavoro.
Accuse pesanti e serrande abbassate: il blitz nei punti vendita
Giovedì scorso, su delega dello stesso Conzo, le forze dell’ordine hanno effettuato una serie di ispezioni mirate nei vari punti vendita sparsi sul territorio capitolino. L’obiettivo dichiarato, per quanto emerso finora, era quello di verificare presunte irregolarità sugli allacci alla rete elettrica. Non si è trattato, va detto, di un semplice controllo amministrativo: i militari hanno agito con il supporto degli esperti di Areti (la società che gestisce la distribuzione dell’energia a Roma) e di ACEA, circostanza che lascia intendere la complessità tecnica degli accertamenti. Il risultato, al termine delle verifiche, è stato pesante: dieci locali sono stati chiusi e quattro persone sono finite in arresto. La contestazione, per la Procura, ruota attorno ai reati di truffa e furto di energia elettrica.
Allacci abusivi e una maxi multa da 272mila euro
Gli investigatori, incrociando i consumi rilevati con la capacità effettiva degli impianti, avrebbero scoperto un sistema consolidato di prelievo illecito dalla rete pubblica; un meccanismo che, secondo le prime ricostruzioni, consentiva di abbattere in modo drastico i costi di gestione delle singole pasticcerie. La Guardia di Finanza, in particolare, ha quantificato il danno economico per l’erogatore di servizio, portando a una sanzione amministrativa complessiva di 272mila euro. Una cifra, questa, che rischia di crescere ulteriormente nelle prossime settimane, non appena i periti completeranno la loro analisi sui consumi pregressi. Al momento, però, il dato ufficiale si ferma a quella maxi multa, accompagnata dalla chiusura immediata dei locali giudicati collegati alla rete in modo irregolare.
Il cuore giudiziario dell’inchiesta e il ruolo della famiglia Delle Fave
Dietro le quinte di questa operazione c’è un lavoro certosino iniziato mesi fa, quando la Procura ha cominciato a raccogliere segnalazioni anonime e riscontri tecnici sugli alti consumi dichiarati (o, per meglio dire, non dichiarati) di alcuni esercizi commerciali. L’indagine, che ora procede per i reati di furto aggravato e truffa ai danni di un ente erogatore di servizi pubblici, coinvolge a vario titolo i componenti della famiglia Delle Fave, da anni alla guida della holding che riunisce i tre marchi simbolo. E proprio questa compagine familiare, va sottolineato, ha sempre basato la propria immagine pubblica sulla qualità artigianale e sul rispetto delle tradizioni romane, elementi che oggi appaiono in contraddizione con le contestazioni della magistratura. I Carabinieri, dal canto loro, hanno già acquisito documentazione contabile e fatture relative agli ultimi tre anni; non si esclude che nei prossimi giorni vengano emessi ulteriori provvedimenti restrittivi, anche se per il momento gli arresti rimangono limitati a quattro persone ritenute, a vario titolo, responsabili della gestione degli allacci abusivi.




