Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, la militanza anarchica e l’esplosione nel casolare al parco degli Acquedotti
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Redazione Interno
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Un boato, nella notte, ha interrotto il silenzio che avvolge il parco degli Acquedotti, a Roma. Un vecchio casale, il Sellaretto al civico 221 di via delle Capannelle, è collassato sotto la forza di una deflagrazione che, secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe stata l’origine del crollo del solaio. Solo la mattina seguente, un passante ha notato la struttura ormai in macerie e ha dato l’allarme, portando al ritrovamento di due corpi sotto i detriti. Si tratta di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, riconosciuti dagli investigatori grazie a elementi identificativi come i tatuaggi, elementi che hanno permesso di risalire alle loro identità in assenza di altri documenti.
Le parole in aula e il legame con l’area anarchica
La procura di Roma ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, e ha disposto l’autopsia per chiarire la dinamica precisa di quanto accaduto. L’ipotesi principale, quella su cui si concentrano le indagini, è che all’interno del casolare abbandonato si stesse maneggiando o assemblando materiale esplosivo artigianale, e che un incidente abbia innescato la deflagrazione fatale. La pista investigativa si sta progressivamente stringendo attorno all’area anarchica, a cui i due risultavano legati. A fornire un ulteriore tassello è un’udienza preliminare tenutasi il 15 gennaio 2025, appena pochi giorni prima dell’esplosione, nel tribunale di Perugia. In quell’occasione, Sara Ardizzone aveva pronunciato con chiarezza la sua posizione, dichiarandosi «nemica di questo Stato e d’ogni forma di governo», e affermando di credere «nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene e chi le stringe». Una dichiarazione di intenti che, nelle valutazioni degli inquirenti, aiuta a delineare il contesto ideologico in cui i due si muovevano.
L’inchiesta e i profili delle vittime
Secondo quanto ricostruito, Ardizzone e Mercogliano sarebbero stati riconducibili al gruppo facente riferimento ad Alfredo Cospito, l’anarchico condannato per la gambizzazione del dirigente Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, avvenuta nel 2014. Cospito, teorico della Fai-Fri (Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario), è attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, un regime di detenzione particolarmente restrittivo. La procura, guidata dall’ipotesi che all’interno del casale si stesse preparando un ordigno, sta cercando di ricostruire i movimenti dei due nelle ore precedenti il crollo. L’esplosione, secondo le prime valutazioni dei tecnici, avrebbe avuto una potenza tale da far collassare la struttura in pietra, rendendo necessario l’impiego di mezzi pesanti per rimuovere le macerie e consentire il recupero dei corpi. La circostanza che l’allarme sia scattato solo diverse ore dopo l’accaduto, e non immediatamente, è un elemento che gli inquirenti stanno valutando con attenzione per ricostruire l’esatta cronologia degli eventi.
Lo scenario investigativo e le verifiche in corso
Il parco degli Acquedotti, area di pregio archeologico e ambientale nella periferia sud della capitale, si trova al centro di un’attività investigativa che mira a chiarire se il casolare fosse utilizzato come base logistica stabile da parte della coppia. Le forze dell’ordine hanno effettuato sopralluoghi approfonditi, cercando tracce che possano confermare l’uso di esplosivi e la natura del materiale che ha causato la deflagrazione. Al momento, il fascicolo aperto dalla procura è contro ignoti, in attesa degli esiti delle analisi balistiche e chimiche sui reperti prelevati sul luogo del crollo. L’autopsia, disposta sul delle due vittime, sarà fondamentale per determinare se la causa del decesso sia stata direttamente l’onda d’urto dello scoppio o il successivo crollo delle strutture. Le indagini proseguono con l’obiettivo di verificare se, oltre a Ardizzone e Mercogliano, ci fossero altre persone coinvolte in attività similari o se la coppia agisse in autonomia all’interno del contesto della militanza anarchica romana.




