Tra i sovversivi di Foligno: cosa è La Faglia, il circolo anarchico di Sara Ardizzone morta nell’esplosione
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Redazione Interno
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Nei vicoli di Foligno, cinquantacinquemila abitanti nel cuore dell’Umbria, esiste un circolo dove i propri rappresentanti preferiscono “aprire faglie anziché costruire ponti”. Si chiama proprio così, La Faglia, ed è il quartier generale di uno dei gruppi anarchici più conosciuti e temerari d’Italia: pagano regolarmente l’affitto, organizzano incontri e riunioni, e sono vicini al gruppo di Alfredo Cospito, l’anarchico condannato in via definitiva per l’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare nel 2012 e attualmente detenuto in regime di 41bis. È a questo ambiente che apparteneva Sara Ardizzone, una delle due vittime – insieme ad Alessandro Mercogliano – finite sotto le macerie di un casale al Parco degli Acquedotti, a Roma, mentre secondo gli inquirenti stavano assemblando un ordigno artigianale. La sua vita, prima di quella deflagrazione che giovedì sera ha fatto crollare il tetto dello stabile, si intrecciava profondamente con il territorio umbro: residente a Sant’Anatolia di Narco, un comune di poche centinaia di anime, era stata sposata per qualche anno con un uomo di Spoleto ed era membro attivo proprio di quel circolo folignate. In paese, racconta il sindaco, era una figura schiva: “solitaria e in paese praticamente nessuno la conosceva, nemmeno i vicini”.
La dinamica dell’esplosione, che ha ucciso la trentacinquenne Ardizzone e il compagno cinquantatreenne, ha subito indirizzato le indagini verso la pista anarchica, considerato il passato giudiziario di entrambi. Mercogliano, già coinvolto in indagini sul Fai (Federazione Anarchica Informale), era stato accusato di associazione con finalità di terrorismo in passato; mentre Ardizzone, poco più di un anno fa a Perugia, era stata prosciolta nell’ambito dell’inchiesta Sibilla, ma in quell’occasione si era pubblicamente dichiarata “nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato”. I corpi sono stati ritrovati ieri mattina da un runner che ha notato il braccio mutilato di un uomo tra le macerie: il boato, sentito già dalla sera prima, era stato inizialmente ignorato da chi abita nei dintorni del parco. Per i magistrati del pool antiterrorismo di Roma, ora coordinati dalla procura, non ci sono dubbi sul fatto che i due fossero lì per preparare un’azione violenta; quel che resta da ricostruire è l’obiettivo che avevano scelto.
L’ordigno, le perquisizioni e la caccia all’obiettivo
La deflagrazione che ha ucciso Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano è stata di notevole potenza, tanto da far ipotizzare agli inquirenti che l’ordigno in preparazione – voluminoso, difficile da nascondare in una borsa – fosse destinato a un attentato di una certa portata. Sul luogo dell’esplosione sono stati rinvenuti frammenti di diserbante e chiodi, elementi che fanno pensare a una sorta di “salto di qualità” rispetto a semplici azioni dimostrative: chi indaga non esclude che potesse trattarsi di una bomba pensata per ferire, data la presenza di schegge. Nella notte tra venerdì e sabato, la Digos di Roma ha eseguito cinque perquisizioni in altrettanti appartamenti riconducibili alla galassia anarchica, ascoltando due persone vicine ideologicamente ai due militanti deceduti; il materiale sequestrato, pur essendo di chiara area anarchica, non sarebbe però direttamente collegato all’azione che i due stavano progettando.
Sul tavolo degli investigatori ci sono ora diverse ipotesi per individuare cosa i due avessero in mente. La pista principale, secondo le fonti investigative, è quella del rilancio della campagna a favore di Alfredo Cospito, il cui regime detentivo di 41bis – applicato con un decreto che ha una scadenza a maggio – resta uno dei principali simboli della lotta dell’anarchia insurrezionalista. Accanto a questa, gli inquirenti stanno valutando altre direzioni: un attentato alla rete ferroviaria ad alta velocità, già colpita nei mesi scorsi da sabotaggi in occasione dei Giochi Olimpici, oppure obiettivi sensibili nel settore della difesa – come il gruppo Leonardo – o ancora strutture legate ai Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio). Un’attenzione particolare è rivolta anche al contesto geopolitico internazionale, che da tempo alimenta le rivendicazioni di quella che gli stessi ambienti anarchici definiscono “lotta anti-imperialista”. Sul posto non sono stati trovati mappe o documenti che indicassero con certezza il bersaglio, ma il fatto che il casolare si trovi in un parco frequentato, un luogo poco adatto a restare nascosti a lungo, fa presumere che l’azione fosse imminente.
Il filo che lega Foligno a Roma e la strategia della tensione
La figura di Sara Ardizzone rappresenta un filo diretto tra la capitale e la cintura anarchica umbra, un territorio che da anni ospita cellule attive e spazi sociali come “La Faglia” di Foligno. La sua vicenda giudiziaria si era chiusa con un proscioglimento a Perugia lo scorso gennaio, ma il suo profilo ideologico era emerso in modo nitido durante le udienze: in quella occasione, leggendo un proclama in aula, aveva ribadito il suo credo nella “giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene”. La sua residenza nel piccolo comune di Sant’Anatolia di Narco, in Valnerina, era nota alle forze dell’ordine, così come i suoi rapporti con ambienti dell’estremismo umbro. Anche per Alessandro Mercogliano, il passato giudiziario era pesante: era stato sospettato di aver rubato il motorino utilizzato nell’attentato contro Roberto Adinolfi, il manager gambizzato da Cospito nel 2012, sebbene quella posizione fosse poi stata archiviata per insufficienza di prove. Le celle telefoniche lo avevano messo insieme a Cospito e a Nicola Gai a Torino prima di quell’agguato, un dettaglio che la procura di Roma sta ora riesaminando per capire se la cellula di cui faceva parte fosse ancora operativa.
La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato d’urgenza al Viminale il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence. Durante la riunione è emersa la consapevolezza che l’area anarchica, pur numericamente ridotta – a Roma si contano tre cellule e una quindicina di individui considerati capaci di mettere a segno attentati – mantiene una capacità operativa non trascurabile. L’obiettivo degli inquirenti, nella fase più delicata dell’inchiesta, è ora duplice: ricostruire la logistica che ha portato i due a procurarsi l’esplosivo e capire se, nel casale abbandonato, fossero arrivati da soli o se qualcun altro li avesse preceduti o seguiti. La tensione resta alta, in un quadro di crescente antagonismo che nelle ultime settimane aveva già registrato allarmi bomba e sabotaggi.
Description: Morte dei due anarchici a Roma: le indagini sull’esplosione al Parco degli Acquedotti, i legami con il gruppo Cospito e il circolo umbro “La Faglia”. Perquisizioni e ipotesi sull’obiettivo dell’attentato.




