Tra i sovversivi di Foligno, la “faglia” che univa Sara e Alessandro prima dell’esplosione
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Redazione Interno
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Nei vicoli di Foligno, un centro di 55mila abitanti nel cuore dell’Umbria, esiste un circolo dove i propri rappresentanti dichiarano di preferire “aprire faglie anziché costruire ponti”. Si chiama proprio così, “La Faglia”, ed è il quartier generale di uno dei gruppi anarchici più sorvegliati d’Italia: una sede che paga regolarmente l’affitto, situata al piano terra di un condominio di via Monte Bianco, dove si organizzano incontri, proiezioni e cene di autofinanziamento, ma dove – secondo le ricostruzioni investigative – si tesse anche una rete di solidarietà verso chi, come Alfredo Cospito, si trova rinchiuso in regime di 41bis. È proprio in questa galassia, fatta di proclami contro lo Stato e di una costante propaganda eversiva, che gravitava Sara Ardizzone, la trentacinquenne trovata senza vita tra le macerie del casale nel Parco degli Acquedotti a Roma insieme al compagno Alessandro Mercogliano, morti mentre – secondo l’ipotesi degli inquirenti – stavano confezionando un ordigno.
L’ombra di Cospito e le radici nell’insurrezionalismo umbro
Il legame tra la coppia e l’ambiente folignate non è solo ideologico, ma affonda le radici in procedimenti giudiziari che hanno segnato la storia recente del terrorismo anarchico in Italia. Sara Ardizzone, che proprio in Umbria aveva trovato rifugio in una frazione di Sant’Anatolia di Narco, era stata prosciolta nell’ambito dell’inchiesta “Sibilla” solo lo scorso anno; in quell’occasione, davanti al giudice, aveva letto un lungo scritto in cui si autodefiniva “nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato”. Un proclama che richiama alla lettera la retorica del gruppo, quella stessa che al circolo “La Faglia” – già perquisito in passato dalla Digos – viene esaltata per sostenere la battaglia legale e politica di Alfredo Cospito, l’anarchico condannato in via definitiva per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare nel 2012.
Il passato di Mercogliano e il filo rosso con l’attentato Adinolfi
Alessandro Mercogliano, 53 anni, originario di Nola, portava con sé un carico investigativo ben più pesante. Il suo nome, stando agli atti giudiziari, era già emerso nell’inchiesta sull’agguato a Roberto Adinolfi, il manager gambizzato a Genova il 7 maggio 2012 da Cospito e Nicola Gai. Pur non essendo stato imputato in quel processo per l’azione diretta, gli investigatori avevano raccolto elementi che lo collegavano al furto e all’occultamento dello scooter utilizzato per la fuga, oltre a tabulati telefonici che ne indicavano la presenza nei luoghi chiave della preparazione. Condannato in primo grado per associazione con finalità di terrorismo, Mercogliano era stato poi assolto in appello, ma era rimasto costantemente sotto il radar delle forze dell’ordine per la sua vicinanza alle sigle Fai-Fri (Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale).
La dinamica dell’esplosione e il lavoro investigativo sulla rete
L’esplosione che ha raso al suolo il casale di via delle Capannelle, conosciuto come “Casale del Sellaretto” e situato a poche centinaia di metri dal Polo Tuscolano della polizia, è avvenuta nella serata di giovedì, sebbene i corpi siano stati rinvenuti solo la mattina successiva. Le condizioni dei corpi, in particolare la mutilazione di un braccio riscontrata su Mercogliano, hanno indirizzato immediatamente gli inquirenti verso la pista della manipolazione di un ordigno, escludendo l’ipotesi iniziale di un semplice incidente o di un crollo accidentale. In queste ore, la Procura di Roma – con il pool antiterrorismo – ha eseguito cinque perquisizioni nella Capitale e in altre province, sequestrando materiale informatico e ascoltando due persone ritenute vicine alle vittime. L’obiettivo è ricostruire la logistica dell’operazione: capire da quanto tempo i due si trovassero nel casolare abbandonato, se avessero complici e, soprattutto, quale fosse l’obiettivo dell’attentato che probabilmente intendevano compiere nei prossimi giorni, forse contro la rete ferroviaria o obiettivi del comparto difesa, come il gruppo Leonardo.




