Il governo Meloni entra nella storia con un record di longevità
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Redazione Interno
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Con 1.093 giorni di attività, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha formalmente raggiunto e superato una soglia simbolica, attestandosi come il terzo governo più duraturo dell’intera storia repubblicana. Un traguardo, che, considerando l’altalenante cronaca politica nazionale, caratterizzata da decine di esecutivi spesso effimeri, assume i contorni di un fatto significativo. La proclamazione della Repubblica, avvenuta nel 1946, ha visto susseguirsi un numero elevato di governi, molti dei quali hanno avuto un’esistenza breve, misurata in pochi mesi; per questo, la capacità di un esecutivo di resistere nel tempo viene comunemente interpretata come un indicatore di stabilità, sebbene non l’unico. L’attuale governo, nato a seguito del voto del settembre 2022 e insediatosi il 22 ottobre dello stesso anno, ha dunque consolidato la propria presenza alla guida del paese, ritagliandosi uno spazio particolare nelle statistiche che misurano la continuità amministrativa.
Un podio condiviso, per ora
Il risultato odierno, 19 ottobre 2025, sancisce un momentaneo pari merito con l’esperienza di governo presieduta da Bettino Craxi, la quale rimase in carica dal 4 agosto 1983 al 1° agosto 1986, totalizzando anch’essa 1.093 giorni. Si tratta di un paragone che, inevitabilmente, attrae l’attenzione degli osservatori, i quali sottolineano come i due esecutivi, seppur nati in contesti storici e politici profondamente diversi, abbiano comunque dimostrato una notevole tenuta. Davanti a loro, nella speciale classifica della longevità, si trovano solo altri due governi, con quello di Silvio Berlusconi che detiene il primato assoluto. La particolare architettura parlamentare e gli equilibri di coalizione, che hanno caratterizzato questa legislatura, hanno senza dubbio giocato un ruolo nel permettere all’esecutivo di procedere nel suo lavoro, superando le ordinarie difficoltà che spesso hanno segnato la fine di governi precedenti.
Il contesto della stabilità politica
In un panorama politico come quello italiano, dove la media della durata dei governi è stata storicamente bassa, ogni record del genere finisce per essere analizzato con attenzione. È noto, del resto, che la frammentazione partitica e la difficoltà nel mantenere coese le maggioranze hanno più volte condotto a crisi anticipate, impedendo a molti esecutivi di portare a termine il proprio mandato naturale. L’attuale traiettoria, invece, sembra aver invertito questa tendenza, almeno per il momento, garantendo una continuità d’azione che molti ritengono necessaria per affrontare questioni complesse e di lungo periodo. Alcuni ne traggono motivo di riflessione sulla solidità dell’assetto istituzionale, mentre altri pongono l’accento sulla specifica configurazione delle forze in campo, le quali hanno finora trovato un’intesa sufficientemente solida.
Oltre i semplici numeri
Sebbene il conteggio dei giorni rappresenti un dato oggettivo e facilmente misurabile, esso non esaurisce certo il dibattito sulla qualità e sull’operato di un governo. La longevità, di per sé, non è sinonimo automatico di efficacia o di condivisione delle scelte intraprese, ma denota senza dubbio una capacità di persistenza che in Italia ha pochi precedenti. Resta il fatto che, al di là delle valutazioni di merito sulle singole politiche adottate, il superamento di una tale soglia temporale costituisce un evento che segna la cronaca politica e che verrà ricordato negli annali della storia repubblicana. È un dato che si inserisce in un percorso il cui esito finale, com’è naturale, sarà oggetto di analisi solo a cose ultimate.




