La Polonia sceglie il presidente: ballottaggio tra Trzaskowski e Nawrocki

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sarà il voto del prossimo 1° giugno a decidere chi guiderà la Polonia per i prossimi anni, dopo che il primo turno delle presidenziali ha registrato un testa a testa più serrato del previsto. A contendersi la carica sono il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, candidato liberale e filoeuropeo sostenuto dalla Coalizione civica, e Karol Nawrocki, esponente del partito nazional-conservatore Diritto e giustizia (PiS), che rappresenta la linea dura sovranista.

Trzaskowski, che ha ottenuto il 31,4% delle preferenze, punta a riavvicinare Varsavia all’Unione europea, dopo anni di tensioni sulle questioni giudiziarie e dei diritti civili. Nawrocki, fermo al 29,5%, incarna invece la continuità con la politica del PiS, che negli ultimi anni ha accentuato il controllo dello Stato sui media e la magistratura, oltre a promuovere una stretta sui diritti delle minoranze.

La campagna elettorale, che ripropone lo scontro tra europeismo e sovranismo già visto in altri Paesi del continente, si giocherà su temi divisivi come la gestione dei migranti, il sostegno all’Ucraina e il rapporto con Bruxelles. Se Trzaskowski ha promesso di riallineare Varsavia alle politiche comunitarie, Nawrocki ha invece ribadito la necessità di difendere la “sovranità nazionale” dalle ingerenze esterne.

L’Europa al voto: risultati contrastanti

Quello di ieri è stato un weekend cruciale per il Vecchio Continente, con elezioni anche in Romania e Portogallo. A Bucarest, Nicușor Dan, candidato indipendente di area liberale, ha sconfitto con il 53,6% dei voti George Simion, esponente dell’estrema destra dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni. Un risultato che segna una battuta d’arresto per le forze nazionaliste, dopo l’annullamento delle precedenti consultazioni – vinte dal sovranista Călin Georgescu – a causa di presunte interferenze russe.

In Portogallo, intanto, si è votato per le legislative anticipate, convocate dopo le dimissioni del premier socialista António Costa, coinvolto in un’inchiesta per corruzione. Il Partito socialista, nonostante lo scandalo, è rimasto il primo partito, ma senza la maggioranza assoluta, aprendo così a possibili alleanze con le formazioni minori.

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