Fedez alla Leopolda attacca il ddl antisemitismo: «Non è una priorità, Segre è intoccabile?»
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Redazione Sport
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«Se questa è una priorità per il Paese, io la trovo una stronzata enorme». Con queste parole Fedez, ospite alla Leopolda di Firenze, ha liquidato il disegno di legge contro l'antisemitismo, suscitando applausi ma anche brusii tra il pubblico della convention di Italia Viva. Il rapper, chiamato sul palco per parlare di comunicazione politica insieme a Matteo Renzi, ha poi rincarato la dose rivendicando il diritto di contestare anche Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz che del provvedimento è da mesi la più convinta sostenitrice.
La battuta su Segre e l'imbarazzo in sala
«Non è che non possiamo contestare la Segre. Si può dire di non essere d'accordo con lei, o è intoccabile?». La domanda retorica dell'artista, pronunciata durante il confronto con il pubblico, ha aperto uno squarcio nel cuore della kermesse renziana. Poco prima, il leader di Italia Viva si era schierato senza ambiguità dalla parte della senatrice: «Con la Segre senza se e senza ma», aveva dichiarato Renzi, delineando una distanza che la successiva uscita del rapper ha reso palpabile.
Fedez ha motivato la propria presenza alla Leopolda raccontando la trasformazione del suo progetto editoriale: da Muschio Selvaggio, descritto come un format più leggero, al nuovo Pulp Podcast, nato con Davide Grieco per sviluppare un verticale di politica e portare un linguaggio diverso rispetto alla televisione tradizionale.
Cosa prevede il ddl contestato
Il disegno di legge, già approvato dal Senato lo scorso marzo con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni, è ora atteso alla Camera per il voto finale. Il testo recepisce la definizione operativa di antisemitismo formulata nel 2016 dall'International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione intergovernativa di cui l'Italia fa parte, e la correda di undici esempi qualificati come indicatori necessari ai fini dell'applicazione della normativa.
Tra questi figurano l'accusa agli ebrei di essere più leali a Israele che alle nazioni di cui sono cittadini e il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista. Il provvedimento non introduce nuove fattispecie penali, ma prevede una strategia nazionale contro l'antisemitismo da aggiornare ogni tre anni, la formazione di docenti e forze dell'ordine, il monitoraggio dell'odio online e campagne di sensibilizzazione anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo.
Sulle piattaforme digitali, il ddl delega l'AGCOM a definire procedure di segnalazione e rimozione dei contenuti antisemiti entro quarantotto ore, con sospensione degli autori in caso di recidiva.
L'appello di Segre e le divisioni nel centrosinistra
Liliana Segre, 96 anni, ha più volte invitato tutte le forze politiche a mettere da parte le speculazioni e ad approvare il testo all'unanimità, sostenendo che una lacerazione su un tema così sensibile danneggerebbe l'immagine dell'Italia e alimenterebbe un clima di intolleranza. La senatrice ha anche aperto alla possibilità di un emendamento, da lei stessa definito non essenziale, per chiarire che le critiche allo Stato di Israele, simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese, non possono essere considerate automaticamente antisemite.
Lo scenario parlamentare resta però frammentato: il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono contrari al testo, mentre il Partito Democratico ha annunciato il voto contrario alla Camera dopo l'astensione di Palazzo Madama, nonostante una parte della sua area riformista avesse sostenuto il provvedimento.
Italia Viva e Azione si sono espresse a favore, mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sull'interpretazione degli indicatori legati a Israele contenuti nella definizione dell'IHRA, considerati da alcuni osservatori un possibile limite alla libertà di critica verso le politiche del governo israeliano.
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