Antisemitismo, il Pd verso il no al ddl. Fiano: "Un confine invalicabile"
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Redazione Interno
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La Camera dei deputati si prepara a discutere il disegno di legge n. 1004 per il contrasto all'antisemitismo, approdato in Aula dopo il via libera di Palazzo Madama dello scorso marzo. Il provvedimento, che recepisce la definizione operativa elaborata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto, sta però spaccando la maggioranza e, soprattutto, il Partito democratico.
La segretaria Elly Schlein ha annunciato una linea contraria al testo, chiedendo al governo di sostituire il riferimento all'Ihra con quello della Dichiarazione di Gerusalemme, il documento alternativo redatto nel 2021 da un gruppo di studiosi internazionali per distinguere con maggiore nettezza l'antisemitismo dalla critica politica a Israele.
La scelta del Pd e il precedente del 2017
La decisione della segreteria democratica di votare no ha immediate ripercussioni interne. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele ed ex deputato del Pd dal 2006 al 2022, ha affidato al Foglio un intervento in cui definisce quella scelta un confine invalicabile.
Fiano, che ha appreso della posizione contraria del partito mentre si trovava a Birkenau per l'assemblea del Comitato internazionale di Auschwitz, ha ricordato come nel 2017 proprio Schlein avesse firmato una proposta di risoluzione a nome del gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, che invitava gli Stati membri ad adottare la definizione Ihra. Il punto sollevato dall'ex parlamentare non riguarda il merito delle critiche al governo israeliano, che egli stesso definisce legittime e necessarie, quanto piuttosto la coerenza della posizione assunta dal partito.
La definizione Ihra e le ragioni dello scontro
Il nodo politico ruota attorno alla definizione operativa di antisemitismo messa a punto dall'Ihra e già abbracciata dal Parlamento europeo con la risoluzione approvata il 1° giugno 2017. Il documento include tra gli esempi di condotta antisemita anche alcune forme di critica allo Stato di Israele, precisando tuttavia che le critiche rivolte a Israele in modo analogo a quelle indirizzate a qualsiasi altro paese non possono essere considerate tali. È su questa clausola che si concentrano le perplessità di chi teme un effetto raggelante sulla libertà di espressione.
La Dichiarazione di Gerusalemme, elaborata nel 2021 come alternativa, contiene un preambolo, una definizione e quindici linee guida che distinguono in modo più dettagliato tra espressioni antisemite e dissenso politico, includendo tra le prime le teorie del complotto e la negazione dell'Olocausto e tra le seconde il boicottaggio e i paragoni storici non finalizzati a denigrare il popolo ebraico.
L'appello di Segre per un voto unitario
A complicare il quadro è intervenuto l'appello di Liliana Segre. La senatrice a vita ha invitato tutti i partiti a compiere uno sforzo di responsabilità per approvare il testo all'unanimità, anche a costo di accogliere quella che ha definito una modifica inessenziale, ovvero l'esplicitazione nel corpo della legge del principio secondo cui la critica al governo israeliano non costituisce antisemitismo.
Segre ha ricordato come il testo licenziato dal Senato sia stato epurato dei contenuti di carattere penale e dei divieti presenti nelle versioni iniziali, e ha citato il precedente del Giorno della Memoria, istituito nel 2000 con voto unanime del Parlamento dopo la proposta di Furio Colombo. All'appello ha risposto il deputato democratico Piero Fassino, che ha chiesto ai gruppi parlamentari di ascoltare le parole della senatrice, definendo la lotta all'antisemitismo un impegno unitario e non una bandiera di parte.
Le posizioni contrapposte nel centrodestra
Il fronte del centrodestra non è compatto come potrebbe apparire. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha annunciato una posizione contraria al ddl, allineandosi paradossalmente su questo specifico punto con la linea annunciata dalla segreteria democratica. La discussione generale alla Camera prenderà il via venerdì 2 ottobre, in un clima segnato dalle divisioni trasversali che attraversano entrambi gli schieramenti.
La senatrice Segre, nel suo intervento, ha espresso incredulità di fronte alle divisioni che si stanno manifestando su un tema che, a suo giudizio, un paese civile dovrebbe affrontare al di là delle logiche di schieramento, sottolineando come una lacerazione su un argomento così sensibile rischi di danneggiare l'immagine dell'Italia e di alimentare un clima di intolleranza.
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