Il ddl antisemitismo e lo scontro che travolge il dibattito pubblico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un limite che il dibattito pubblico non dovrebbe mai oltrepassare, quello che separa la critica, anche aspra, dall’umiliazione personale. Il confronto tra Andrea Scanzi ed Emanuele Fiano sul disegno di legge contro l’antisemitismo dovrebbe essere, prima di tutto, un confronto sul merito, una discussione su una legge, sulla definizione di antisemitismo, sulla libertà di espressione, sulla tutela delle minoranze e sul modo in cui una democrazia deve reagire alla crescita dell’odio.

Nel commentare le posizioni di Fiano, Scanzi lo ha definito “piangina”, arrivando a deridere anche il racconto della sua esperienza a Birkenau.

La nuda cronaca è più forte dei dibattiti. Il brutale assalto dei coloni ebrei israeliani al villaggio palestinese di Jalud in Cisgiordania ha ricordato ancora una volta quali sono le priorità del momento in cui viviamo.

Mentre a Roma si moltiplicano gli appuntamenti in piazza, con manifestazioni e presìdi per fermare l’approvazione del cosiddetto “ddl Antisemitismo”, il provvedimento approda nell’Aula di Montecitorio per la discussione generale, con il voto finale atteso nella prima metà di ottobre.

Il testo e il nodo della definizione Ihra

Il disegno di legge, approvato dal Senato il 4 marzo 2026, adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, l’alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, il 26 maggio 2016, compresi i relativi indicatori necessari ai fini dell’applicazione della legge.

Per antisemitismo si intende, secondo il testo, “una determinata percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”.

Il testo chiarisce che restano ferme la libertà di critica politica e di espressione del pensiero, la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei principi costituzionali. Dal provvedimento sono sparite le norme penali e i divieti per le manifestazioni che sarebbero scattati, nella versione iniziale, in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan o messaggi antisemiti.

È prevista l’adozione di una Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, su base triennale, e l’istituzione di un coordinatore nazionale che fa capo alla presidenza del Consiglio dei ministri.

Le divisioni nel centrosinistra e l’appello di Segre

Il punto più contestato dalle opposizioni resta la definizione operativa dell’Ihra. Per una parte del centrosinistra, quella definizione metterebbe a rischio le critiche politiche a Israele, perché facilmente equiparate ad azioni contro gli ebrei.

La senatrice a vita Liliana Segre ha invitato tutti i partiti a compiere “un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità”, mettendo da parte le logiche di schieramento, e ha aperto a una modifica al testo per chiarire che la critica allo Stato di Israele non implica di per sé antisemitismo, definendola utile a evitare “una lacerazione su un argomento così sensibile”.

Il Partito democratico ha annunciato che, senza modifiche, voterà contro. La segretaria Elly Schlein chiede che sia reso più netto il confine tra antisemitismo e critica alle politiche del governo israeliano. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele ed ex deputato del Pd, ha scritto sul Foglio di avere appreso a Birkenau della decisione del partito e ha parlato di un “confine invalicabile”. “Non accetto che il contrasto all’antisemitismo venga presentato come un ostacolo alla critica del governo Netanyahu, dell’esercito israeliano o delle violenze dei coloni.

Quella critica è legittima e necessaria”, ha affermato. Fiano ha anche ricordato che nel 2017 Elly Schlein firmò una proposta di risoluzione contro l’antisemitismo presentata a nome del gruppo dei Socialisti e Democratici, di cui faceva parte il Pd.

Diversi intellettuali e associazioni ebraiche hanno sottoscritto un documento critico contro il ddl, accusandolo di rischiare di criminalizzare posizioni pubbliche anti-israeliane. “Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo, esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004, che contrabbanda per lotta all’antisemitismo la delegittimazione e criminalizzazione di ogni posizione pubblica più o meno radicalmente antisraeliana”, si legge nell’appello.

Le voci critiche e la posizione di Ovadia

Sul versante delle opposizioni più radicali, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha definito il provvedimento “un bavaglio per chi vuole criticare i governi di Israele” e “una legge totalmente inutile, perché l’antisemitismo è già punito in Italia dalla legge Mancino”, la norma del 1993 che sanziona la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico e l’istigazione alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Moni Ovadia, attore, musicista e scrittore ebreo italiano, ha parlato ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano, definendo il ddl “una pagliacciata assoluta e oscena”. “Se passasse, dovrei contenere le mie esternazioni? Ma non ci penso neanche lontanamente, me ne fotto. E poi chi dovrebbe impedirmi di parlare? Un ex fascistello come Gasparri?”, ha dichiarato. Ovadia ha ricordato che l’antisemitismo è “l’odio per l’ebreo in quanto tale, non per quello che fa, ma per quello che è”, e ha osservato: “Ci sono una serie di storielle adorabili su questa paranoia ridicola e comica.

L’antisemitismo è una cosa seria: in questo modo lo fanno diventare una pagliacciata, oltre a essere un’oscenità”.

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