Ddl antisemitismo, il Pd lascia la commissione e non partecipa al voto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il mandato al relatore, Paolo Emilio Russo di Forza Italia, per riferire in Aula sul disegno di legge contro l'antisemitismo nella versione licenziata da Palazzo Madama. La maggioranza si è presentata compatta sul sì, mentre il centrosinistra ha registrato una frattura profonda: Avs e Movimento 5 Stelle hanno votato contro, Italia Viva e Azione a favore, Più Europa si è astenuta, e il Partito democratico ha scelto di abbandonare la seduta al momento del voto, decidendo di non partecipare.

Il testo approvato dal Senato e la definizione IHRA

Il provvedimento, approvato a Palazzo Madama il 4 marzo 2026 con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti, adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall'International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione alla quale aderiscono trentacinque Stati tra cui l'Italia.

Il cuore del ddl prevede l'adozione di una strategia nazionale contro l'antisemitismo da approvare ogni tre anni, con interventi nei settori della scuola, dello sport, della formazione e del contrasto al linguaggio d'odio online, il tutto senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

Le critiche di Travaglio e la questione della libertà di espressione

A Otto e mezzo su La7, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha definito il ddl «un bavaglio per chi vuole criticare i governi di Israele» e «una legge totalmente inutile», ricordando che l'antisemitismo è già punito in Italia dalla legge Mancino del 1993. Secondo Travaglio, tra gli esempi della definizione IHRA recepiti dal testo rientrerebbe il divieto di sostenere che «l'esistenza dello Stato di Israele è un'impresa razzista», posizione che — ha osservato — è sostenuta anche da ebrei antisionisti come Moni Ovadia e da rabbini contrari al sionismo.

Il direttore ha inoltre citato i precedenti di Germania e Regno Unito, dove l'adozione della definizione IHRA avrebbe prodotto procedimenti contro docenti e studenti, licenziamenti e conferenze annullate, menzionando i casi di Yanis Varoufakis, della relatrice Onu Francesca Albanese e della filosofa Nancy Fraser.

Il corso dell'Ordine dei giornalisti del Lazio

Il 29 settembre 2026, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Roma, l'Ordine dei giornalisti del Lazio ha tenuto un corso di formazione intitolato “Antisemitismo: dalla definizione alla legge”, che secondo la ricostruzione di Mosaico si è trasformato in un intervento critico verso il ddl e verso Israele. Tra i relatori, la giornalista Ludovica Jona ha contestato la classificazione di 963 episodi di antisemitismo registrati dall'Osservatorio nell'anno precedente, definendo il provvedimento «una forma di lobby per legge».

Il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli ha dichiarato di assumere come riferimento la Jerusalem Declaration, sostenendo che parlare di antisemitismo rischi di essere «uno strumento di pressione di Israele». Il docente Nicola Perugini ha affermato che il ddl «si fonda su una definizione che andrà a delimitare il campo di ciò che è dicibile, insegnabile».

La spaccatura nel Partito democratico

La decisione del gruppo dem di non partecipare al voto ha fatto emergere tensioni interne già manifestatesi nelle settimane precedenti. La senatrice Sandra Zampa aveva invitato il partito a raccogliere l'appello di Liliana Segre per un via libera all'unanimità, sostenendo che «il testo votato non nega a nessuno la possibilità di critiche allo Stato di Israele».

Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele ed ex deputato del Pd, aveva avvertito che un voto contrario avrebbe rappresentato «un confine invalicabile», raccontando di avere appreso della decisione del partito mentre si trovava a Birkenau. Fiano ha chiesto alla segretaria Elly Schlein cosa sia cambiato rispetto al 2017, quando aveva sostenuto l'applicazione della definizione IHRA, e ha respinto l'idea che il contrasto all'antisemitismo possa costituire un ostacolo alla critica del governo israeliano.

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