Almasri, uccisi 34 detenuti nella sua prigione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel carcere di Mittiga, situato a Tripoli e diretto dal generale Osama Njeem Almasri, dal febbraio 2015 sono stati uccisi almeno 34 detenuti. Inoltre, 22 persone, tra cui un bambino di 5 anni, hanno subito violenze sessuali da parte delle guardie. Questo è quanto emerge dal dispositivo della pre-trial Chamber della Corte penale internazionale, che il 18 gennaio scorso ha notificato, a maggioranza, il mandato di arresto per il generale libico, bloccato in Italia il 19 gennaio e successivamente scarcerato.

Il caso Almasri ha suscitato reazioni contrastanti. La premier Giorgia Meloni, durante il suo viaggio in Arabia Saudita, ha dichiarato che la liberazione di Almasri non è stata una scelta del governo, ma una disposizione della magistratura. Tuttavia, l'Associazione nazionale magistrati ha replicato, affermando che il ministro della Giustizia avrebbe potuto e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiedere la custodia cautelare del generale.

La vicenda ha agitato il governo Meloni, già alle prese con altri casi delicati come quelli di Mps e Santanchè. L'Anm ha sottolineato che Almasri è stato liberato per scelta politica e per inerzia del ministro della Giustizia, che avrebbe dovuto chiedere la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale. Il sindacato delle toghe ha ribadito che il ministro era stato informato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio, ma non ha agito di conseguenza.

Il caso Almasri rappresenta un esempio di come la politica e la giustizia possano intrecciarsi in modo complesso e controverso, sollevando interrogativi sulla gestione dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra.

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