Più sentenze, più soldi: il governo incentiva i giudici per salvare il PNRR

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo ha varato un piano straordinario per sbloccare l’arretrato civile e scongiurare il rischio di perdere i fondi del PNRR, che prevede bonus fino a 20mila euro per 500 magistrati disposti a smaltire le cause pendenti entro il 2026. La misura, inserita nel decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto, punta a ottimizzare le risorse disponibili, evitando che riforme già in corso – come quella del Tribunale della Famiglia o del giudice di pace – assorbano energie necessarie per centrare gli obiettivi europei.

Le proroghe previste dall’articolo 6 del provvedimento, che slittano alcuni adempimenti legati alla riorganizzazione giudiziaria, rispondono a una logica precisa: concentrare personale e mezzi sulla riduzione dei tempi processuali, condizione indispensabile per accedere ai finanziamenti Ue. Un’operazione che, se da un lato evita di sovraccaricare gli uffici già in affanno, dall’altro solleva polemiche. Giampaolo Di Marco, segretario dell’Anf, ha bollato la scelta di varare il decreto ad agosto come “in pieno stile italiano”, ovvero “perché se ne parli il meno possibile”.

Gli incentivi economici, calibrati in base al numero di sentenze emesse, mirano a compensare il carico di lavoro aggiuntivo, ma pongono interrogativi sull’equilibrio tra produttività e qualità dei verdetti. Intanto, il cronico ritardo della giustizia civile – con udienze rinviate anche di anni – continua a pesare su cittadini e imprese, costretti a navigare in un sistema che fatica a garantire tempi certi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.