Il tabellino parla chiaro, ma a decidere Manchester City-Real Madrid è stato il VAR tra espulsioni e penalty dubbi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea dell'Etihad Stadium si tinge nuovamente di bianco, e non potrebbe essere altrimenti visto il risultato finale, ma il verdetto del campo, quel 2-1 che sancisce l'ennesima eliminazione del Manchester City per mano del Real Madrid, porta con sé un strascico di polemiche arbitrali destinato a far discutere a lungo. Se all'andata il 3-0 del Bernabeu aveva già indirizzato in maniera pesante il discorso qualificazione, il match di ritorno, pur nella sua sostanziale linearità dettata dal punteggio complessivo di 5-1, è stato squarciato da episodi che hanno riacceso il dibattito sul ruolo della tecnologia e sull'interpretazione del regolamento. La squadra di Pep Guardiola, bisognosa di un'impresa storica per ribaltare il pesante passivo, parte forte nei primi venti minuti, mettendo sotto pressione gli spagnoli e sfiorando persino il vantaggio, ma è al minuto venti che l'inerzia del confronto subisce una svolta decisiva, e lo fa nella maniera più cruenta per i padroni di casa.

L'azione, di quelle che ti riscrivono la stagione in un istante, vede Vinicius Junior calciare verso la porta dopo aver colpito il palo: Bernardo Silva, nel tentativo disperato di opporsi, intercetta il pallone con un braccio sulla linea di porta. La moviola, in questo caso, non lascia scampo. L'arbitro, dopo la revisione al monitor, assegna il calcio di rigore ed estrae il cartellino rosso, lasciando il City in dieci uomini e con un passivo di quattro reti da colmare. Da lì in poi, la partita vive di sussulti, con il rigore trasformato questa volta da Vinicius, che all'andata se l'era visto parare, e la reazione d'orgoglio di Haaland, capace di firmare l'1-1 prima dell'intervallo e di illudere i suoi. Nella ripresa, però, non c'è storia, e anzi, al terzo minuto di recupero è ancora il brasiliano a siglare la doppietta personale che chiude i conti, ma è l'intervento del VAR a rimanere impresso nella memoria collettiva.

Le mani di Fran Garcia e il mancato penalty: quando il video arbitraggio decide di non decidere

Se la sanzione per Bernardo Silva appare ineccepibile, e nessuno mette in discussione la decisione di Turpin dopo la chiamata al monitor, a far storcere il naso e a generare un legittimo senso di frustrazione nello spogliatoio inglese sono state altre due circostanze, rimaste impunite eppure di eguale, se non superiore, chiarezza. Prima ancora che il match virasse in maniera definitiva, c'è stato un momento in cui la gara poteva prendere una direzione completamente diversa: il City reclama, e con veemenza, un tocco di braccio in area di Fran Garcia. Il difensore spagnolo, nel tentativo di contrastare Erling Haaland, impatta il pallone con l'arto superiore, in una posizione che, a giudizio di molti osservatori, appare innaturale e tale da ampliare la superficie rea. Siamo nel cuore del primo tempo, il City spinge e l'episodio è tutt'altro che trascurabile. Eppure, né il direttore di gara né la sala VAR ritengono di intervenire, lasciando che il gioco prosegua e alimentando un malcontento che, a partita in corso, si trasformerà presto in rabbia impotente.

La seconda azione contestata, e forse anche più plateale, arriva nella ripresa, quando il copione sembra ormai scritto ma la partita è ancora lì, in bilico sul risultato di 1. Kylian Mbappé, appena entrato, viene letteralmente trattenuto per la maglia da un difensore del City, un'azione che inizia fuori area ma prosegue all'interno, condizionando in maniera decisiva la sua corsa e la possibilità di andare al tiro. Anche in questo caso, nonostante la revisione, il VAR opta per il silenzio, scatenando le ire della panchina madrilena, che legittimamente si attendeva un penalty. Ciò che colpisce, al di là della singola decisione, è la disparità di trattamento: un intervento, quello di Bernardo Silva, viene punito con la massima severità, mentre altri, di portata simile, vengono ignorati. Non si tratta di sindacare la bontà della scelta su Silva, quanto di notare come la tecnologia, chiamata a fare chiarezza, finisca talvolta per complicare il quadro, applicando un criterio che appare incostante e che lascia l'amaro in bocca ai tifosi del City, i quali vedono sfumare ogni residua speranza di rimonta tra le pieghe di un regolamento applicato a intermittenza.

Vinicius e lo sfottò ai tifosi: la vendetta per il Pallone d'Oro e i cori di un anno fa

Nel contesto di una serata già carica di tensione, le polemiche arbitrali hanno finito per fare da contraltare alla prestazione sontuosa del fuoriclasse brasiliano, il quale non si è limitato a decidere la partita con i suoi gol, ma ne ha anche interpretato la dimensione emotiva e provocatoria. Dopo aver trasformato il rigore, Vinicius si è portato il dito alla bocca, zittendo il pubblico dell'Etihad, e poco dopo, rivolgendosi direttamente al settore dei tifosi di casa, ha mimato con le mani il gesto del pianto, un chiaro invito a versare lacrime per l'eliminazione subita. Un comportamento che ha infiammato gli animi e che affonda le sue radici in un episodio preciso accaduto dodici mesi fa, quando sugli spalti campeggiava uno striscione beffardo nei suoi confronti: Stop crying your eyes out, un messaggio diretto a irridere il pianto del brasiliano per la mancata assegnazione del Pallone d'Oro, finito proprio tra le mani di Rodri, centrocampista del City. Da lì, la volontà di rivincita, quella che in molti hanno letto come una resa dei conti personale, un'opportunità per restituire con gli interessi lo scherno ricevuto.

Quella di Vinicius è stata una prova di forza che va oltre il semplice dato statistico. Il numero sette, già protagonista di una stagione altalenante, ha ritrovato la sua dimensione preferita, quella delle notti di Champions, dove il palcoscenico è globale e ogni gesto assume una risonanza amplificata. Il suo esultare in faccia ai tifosi avversari, quel gesto quasi teatrale del pianto, non è stato solo una provocazione fine a se stessa, ma la chiusura di un cerchio, una risposta sul campo a chi, fuori dal rettangolo verde, aveva cercato di sminuirlo. Se il Real Madrid ora vola ai quarti di finale, dove molto probabilmente troverà il Bayern Monaco, lo deve alla serata di grazia del suo numero sette, capace di essere decisivo anche quando tutto sembrava girare per il verso giusto. E per il Manchester City, che pure aveva provato a rendere onore alla maglia giocando un'ora in dieci uomini, resta la consapevolezza amara di aver visto la propria stagione europea naufragare tra le spire di un arbitraggio che, al netto delle giocate, lascerà più di un rimpianto.

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