Il nuovo presidente Trump guarda alla Luna: la sfida con Pechino si gioca sulla base orbitale
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La corsa allo spazio, dimenticata per decenni dopo l’ultima impronta umana lasciata sul suolo lunare nel lontano 1972, è tornata a infiammare gli animi e le agende dei grandi della Terra. A dirigere il programma – che ha il nome in codice Artemis II e che rappresenta ben più di una semplice missione di “ritorno” – è Carlos Garcia-Galan, figura chiave della Nasa. La sua visione, come lui stesso l’ha descritta nei giorni scorsi da Cape Canaveral, è chiara: quella che ci apprestiamo a vivere non è una gita turistica, bensì il primo passo concreto per insediarci stabilmente sul satellite. «Da qui al 2028», ha spiegato il dirigente, «manderemo piccoli lander per dimostrare che possiamo arrivarci in modo affidabile, e per sperimentare quelle tecnologie – veicoli, scudi termici, sistemi di supporto vitale – senza le quali non potremmo mai pensarci di viverci in pianta stabile». Una base, dunque. Costruita per fasi, attraverso una sequenza di atterraggi robotici sempre più complessi. E l’obiettivo, va detto senza enfasi retorica, è trasformare la Luna in un avamposto permanente.
La Cina accelera e la Nasa si prepara all’assalto
Mentre la capsula Orion della missione Artemis II si prepara a raggiungere l’orbita lunare, un’altra notizia – pubblicata dalle pagine della rivista Nature – ha fatto il giro dei centri di comando americani. La Cina, spiegano i report, sta portando avanti una serie serrata di test tecnologici. Test che, secondo molti osservatori, potrebbero consentirle di anticipare gli Stati Uniti nello sbarco umano. Il calendario ufficiale di Pechino fissa il 2030 come data per l’allunaggio dei suoi taikonauti, ma diversi esperti – non solo cinesi – ritengono plausibile un’accelerazione del programma. Non siamo più, insomma, nell’epoca della stazione spaziale internazionale e della cooperazione a ogni costo. Siamo entrati in quella che qualcuno già definisce «guerra fredda spaziale 2.0». E il terreno di scontro è proprio quella sottile striscia di regolite che separa il successo dal tracollo simbolico.
«Se restiamo indietro, non recupereremo più»: il grido di Isaacman e Cruz
«Niente errori: siamo in una nuova corsa per lo spazio con la Cina». A dirlo, con la durezza di chi conosce i dossier, è stato il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz nel corso di un’audizione convocata a Washington. Sulla stessa lunghezza d’onda, Jared Isaacman – il cui nome era stato caldeggiato per la direzione della Nasa – ha aggiunto parole che suonano come un campanello d’allarme: «Se restiamo indietro, potremmo non riuscire mai più a recuperare. Se un giorno ci svegliassimo e vedessimo i taikonauti del nostro rivale sulla Luna prima che noi riusciamo a tornarci, il colpo all’eccezionalismo americano sarebbe così grave che l’onda d’urto si farebbe sentire in tutto il mondo». Un’ammissione, questa, che pesa come un macigno. Perché la competizione, ormai, non è più solo tecnologica. È culturale, geopolitica, persino psicologica. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha già mostrato di condividere questa linea: la Luna non è un museo, ma un cantiere.
Acqua, nucleare e una risorsa chiamata elio-3
Cosa spinge due potenze a investire decine di miliardi in un celeste apparentemente sterile? La risposta, per chi segue i rapporti dell’industria aerospaziale, è racchiusa in tre parole: acqua, nucleare, elio. L’acqua – ghiacciata nei crateri oscuri dei poli – potrebbe essere trasformata in carburante per razzi e in ossigeno respirabile. L’elio-3, isotopo rarissimo sulla Terra ma abbondante sulla Luna, viene considerato un combustibile ideale per ipotetici reattori a fusione. E il nucleare, declinato in mini-reattori da assemblare in situ, sarebbe la chiave per garantire energia durante le notti lunari, che durano quindici giorni terrestri. Perdere la corsa alla Luna, in questo quadro, significherebbe cedere a Pechino non solo un primato simbolico, ma anche il controllo di risorse che potrebbero ridisegnare gli equilibri energetici del prossimo mezzo secolo. Ecco perché, mentre la Nasa testa i suoi lander e la Cina accelera i suoi test, l’attenzione non è più solo sulla missione Artemis II. È su quello che verrà dopo.
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