Pio e Amedeo, il caos calcolato di “Stanno tutti invitati” tra annalisa, bonolis e una frecciata a de martino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è voluto un quarto di secolo, esattamente venticinque anni di carriera, per restituire al varietà italiano quella patina di rozzezza voluta e ricercata che – è bene ricordarlo – non era mai stata completamente dimenticata, ma che certo aveva subito un processo di sterilizzazione televisiva nell’ultimo decennio. Pio e Amedeo, con “Stanno tutti invitati”, tornano in prima serata su Canale 5 il 2 aprile e lo fanno non con il pugno di ferro della perfezione tecnica, bensì con la leggerezza apparentemente disordinata di chi sa di potersi permettere ogni sgarro. Il risultato, a giudicare dalla prima puntata, è un meccanismo che funziona proprio perché rinuncia all’idea di essere elegante: caotico, irregolare, a tratti volgare nel senso nobile del termine, cioè di piazza.
Lo spettacolo, che porta la firma di una coppia cresciuta all’ombra delle web series e dei cinepanettoni low cost, si regge su una formula ambiziosa. Da un lato c’è la celebrazione nostalgica, con un Claudio Baglioni mostrato persino in versione “umarell” – l’anziano signore che osserva i cantieri a mani giunte – e dall’altro la spinta dissacrante verso il presente. Niente viene lasciato al caso, neppure il caos. Ogni incastro tra un ospite e l’altro, ogni siparietto apparentemente sconclusionato risponde a una logica precisa: riavvolgere il tempo senza mai farne un museo.
Tra i momenti più alti della serata spicca senza dubbio l’irruzione di Annalisa, che non si limita a esibirsi ma diventa letteralmente vittima e complice del gioco dei due conduttori. Le rubano l’abito, la trascinano in un tormentone coreografico e ne fanno un’arma a doppio taglio, capace di regalare pathos e ironia nella stessa battuta. E poi c’è la stoccata a De Martino, chiara eppure mai pronunciata del tutto: “Portali a Sanremo”, dicono loro, trasformando il riferimento in una sfida aperta che il diretto interessato non ha ancora raccolto. Una frecciata che pesa più di un’intervista, perché lancia il guanto di sfida senza mai nominare l’avversario.
Bonolis incastrato e un argentero vittima sacrificale
L’architettura del programma regala poi alcune pagelle implicite che la stessa messa in onda ha reso evidenti. Paolo Bonolis, ospite che conosce ogni meccanismo televisivo meglio dei padroni di casa, viene “incastrato” – parola degli stessi autori – in un gioco di ruoli dal quale non può uscire se non ridendo di sé. Una performance da dieci e lode, perché l’intelligenza dell’ex “affari tuoi” sta proprio nel farsi prendere per mano da chi, sulla carta, avrebbe meno esperienza. Luca Argentero, al contrario, incassa il ruolo di vittima perfetta: lo mettono in difficoltà, lo spiazzano con domande fuori sincrono e lui regge senza sbavature, merita un sei politico ma sincero.
Baglioni, nek e ranieri: quando la musica diventa pretesto
Sul palco passano anche Cristina D’Avena, Nek e Massimo Ranieri, e nessuno di loro si sottrae al gioco della contaminazione. Baglioni si lascia ridisegnare, Nek canta spiazzato da una scenografia mobile e Ranieri recita più che cantare, quasi a voler dimostrare che la canzone italiana può convivere con la presa in giro. Il varietà, in questa chiave, smette di essere contenitore e diventa esso stesso contenuto: non ci sono momenti di pausa, nemmeno quando l’emozione sembra prendere il sopravvento. Perché Pio e Amedeo, si sa, non amano le lacrime facili.
Una prima serata che non cerca consensi facili
Il rischio, in operazioni come questa, è sempre quello di cadere nell’autocompiacimento. E invece “Stanno tutti invitati” evita la trappola grazie a un’arma che in tv scarseggia: l’incoscienza. La regia non corregge gli errori, li lascia in onda. Gli artisti non sono protetti da vetri blindati, anzi vengono esposti con una crudeltà affettuosa che ricorda i migliori anni del varietà d’assalto. Non c’è alcuna celebrazione retorica dei venticinque anni di attività, semmai un uso spregiudicato di quel passato per costruire un presente instabile, divertente, a tratti inguardabile – esattamente come piace a loro. E forse, proprio per questo, funziona.




