Arrigo Sacchi e il Milan: un grido d’allarme per una squadra senza identità
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Redazione Sport
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Arrigo Sacchi, che con la sua visione del calcio ha ridisegnato il destino del Milan negli anni d’oro, oggi osserva con amarezza ciò che è diventato il club rossonero. "Come si sistemano le cose se al vertice ci sono le persone che hanno sbagliato a inizio stagione?", si chiede l’ex allenatore, sottolineando un problema di governance che sembra aver condannato il Milan a una stagione fallimentare. La sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Bologna, mercoledì scorso, è stata solo l’ultimo capitolo di un annato deludente, in cui la squadra ha mostrato carenze tecniche e organizzative.
Sacchi non usa mezzi termini: "Il Milan è un insieme di giocatori presi a casaccio". Una critica diretta alla gestione del mercato, che ha portato in rosa elementi privi di una chiara identità di gioco. Se negli anni Ottanta e Novanta il Diavolo era sinonimo di pressing, ordine tattico e personalità, oggi appare una compagine disomogenea, frutto di scelte poco coerenti. E il problema, secondo l’ex tecnico, parte proprio dai vertici.
Paolo Scaroni, presidente dal 2018, era stato accolto con favore dai tifosi, visto il suo profilo politico e la presunta capacità di difendere gli interessi della società anche fuori dal campo. Ma in questi anni il Milan non ha saputo ritagliarsi un ruolo influente, né in ambito sportivo né in quello istituzionale. Le occasioni in cui un maggiore peso politico avrebbe potuto fare la differenza – come nelle trattative per lo stadio o nelle decisioni legate al calcio italiano – si sono spesso risolte in passi falsi o silenzi.
La mancanza di un progetto chiaro si riflette anche sul campo. La squadra, priva di un’impronta riconoscibile, alterna prestazioni dignitose a crolli imbarazzanti. E mentre Sacchi ricorda i suoi otto trofei visti con il Milan – tra cui due Coppe dei Campioni e altrettante Intercontinentali –, l’attuale dirigenza fatica a delineare una strategia che vada oltre l’immediato.




