Gli ucraini, nonostante la guerra, confermano la fiducia in Zelensky e guardano all'Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante il conflitto che stritola il Paese da anni, la maggioranza degli ucraini continua a riporre fiducia nel proprio presidente, Volodymyr Zelensky, un dato che emerge con chiarezza da un recente sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology. La ricerca, condotta tra la fine di novembre e la metà di dicembre del 2025, rivela infatti che il sessantuno percento dei cittadini si fida del capo dello Stato, mentre una quota significativa, pari a circa un terzo degli intervistati, esprime invece un giudizio negativo sulla sua azione. Questo sostegno, seppur non unanime, si colloca in un momento particolarmente delicato dei rapporti internazionali, con le trattative tra Washington e Mosca per trovare una possibile via d'uscita dal conflitto che si trovano in una fase cruciale, un elemento che inevitabilmente influisce sul clima interno e sulle percezioni della popolazione.

La determinazione a resistere: una volontà diffusa

Accanto alla fotografia del consenso presidenziale, lo studio del KIIS disegna un quadro preciso della resilienza nazionale, mostrando un popolo che, nella sua maggioranza, non intende cedere alla stanchezza. La volontà di proseguire la resistenza per tutto il tempo necessario è espressa con convinzione dal sessantatré percento degli ucraini, una percentuale che racconta di una determinazione ancora solida, nonostante il protrarsi di ostilità che hanno sconvolto esistenze e territori. Ad essi si aggiunge un altro uno percento, il quale indica come tollerabile un ulteriore anno di conflitto, cifre che, prese insieme, delimitano un fronte compatto di chi è disposto a sopportare ancora. D'altro canto, una parte minoritaria, il quindici percento, ammette di poter reggere solo per un periodo più breve, che va da qualche mese a massimo sei, mentre una fetta non trascurabile, il ventuno percento, si dichiara incerta, un dato in netta crescita rispetto al tredici percento registrato nel settembre dello stesso anno, segnale di un logoramento che, seppur contenuto, inizia a farsi strada.

Il contesto delle trattative e il nodo territoriale

Questo scenario di opinione si sviluppa sullo sfondo di complicate trattative diplomatiche, il cui esito è ancora tutto da scrivere. Le discussioni, che vedono gli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump, impegnati in un difficile dialogo con la Russia, sembrano ruotare attorno a questioni territoriali di enorme complessità. Alcune analisi, come quelle che appaiono sotto titoli del tipo "Cedi il Donbass e poi firmi", lasciano intuire che uno degli scogli principali sia proprio la definizione del controllo su quelle regioni, suggerendo che un eventuale accordo possa essere a portata di mano ma con il prezzo, per Kiev, di dolorose concessioni. È in questo clima, sospeso tra la fermezza della trincea e le incognite del tavolo delle trattative, che si misura la tenuta del legame tra il presidente e i cittadini, un legame che per ora resiste.

La questione elettorale e lo sguardo verso l'Unione Europea

Il sondaggio tocca anche un altro tema sensibile, quello delle elezioni, la cui celebrazione in tempo di guerra rimane oggetto di dibattito. La posizione prevalente tra gli ucraini sembra essere quella di una sospensione, di un rinvio sine die della tornata elettorale, considerata inopportune data l'emergenza nazionale. Una scelta, questa, che di fatto congela il quadro politico interno concentrando ogni attenzione sulla condotta del conflitto. Parallelamente, la ricerca rivela un altro dato significativo: la fiducia degli ucraini verso l'Unione Europea rimane forte, un sentimento che traccia una direzione chiara per il futuro del Paese, visto come parte integrante del progetto comunitario. È un orientamento che va oltre la contingenza bellica, proiettandosi verso un orizzonte di stabilità e integrazione al quale la gran parte della popolazione anela, nonostante le prove durissime del presente.

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